Economia

Costo del lavoro: mini-sconto per le imprese "buone"

Il governo vuole abbassare imposte e contributi sui salari, ma soltanto per le aziende "virtuose" che investono sulla crescita dei dipendenti

Il ministro del welfare, Elsa Fornero con il premier Mario Monti (Credits: Ap Photo/La Presse)

Uno sconto sui contributi salariali, ma soltanto per le aziende virtuose, che investono nel proprio capitale umano. La promessa fatta ieri al meeting di Rimini dal ministro del welfare, Elsa Fornero , si è trasformata oggi in una proposta un po' più formale, (discussa in una seduta-fiume di ben 9 ore del Consiglio dei Ministri), i cui contenuti sono però ancora tutti da scrivere nel dettaglio.

Nello specifico, il ministro Fornero vorrebbe abbassare gli oneri contributivi sulle buste-paga, circoscrivendo  però i tagli a quelle aziende che rispettano determinati requisiti: per esempio dedicano un certo numero di ore alla formazione, hanno una quota ridotta di dipendenti assunti con contratto precario oppure non sono mai state oggetto di cause giudiziarie per discriminazione dei lavoratori. Si tratta appunto di comportamenti virtuosi che potrebbero essere premiati con un taglio al costo del lavoro, “ormai troppo elevato nel nostro paese”, come ha sottolineato la stessa Fornero.

UN PERCORSO LUNGO.

A ben guardare, più che una proposta concreta, quella presentata oggi dal ministro del welfare  somiglia  a una semplice dichiarazione programmatica e di intenti, che certo non potrà essere attuata in tempi brevi. Per individuare le imprese che investono nel proprio capitale umano e sono meritevoli di sconti contributivi, è previsto infatti un processo di valutazione sulle  politiche del personale, con l'eventuale assegnazione di un rating. Anche se le procedure saranno “snelle” e non troppo burocratizzate, è chiaro dunque  che l'auspicato taglio al costo del lavoro non potrà certo arrivare dall'oggi al domani.

TASSE, IL MIRAGGIO DEI TAGLI.

Inoltre, c'è il rischio concreto che gli sconti fiscali o contributivi  abbiano una portata abbastanza ridotta. Il ministro Fornero ha infatti già precisato che le sue  proposte che non devono avere  ripercussioni significative sul gettito, cioè sulle entrate complessive dello stato, mentre il ministro dell'economia, Vittorio Grilli , ha fatto sapere che i vincoli del bilancio pubblico sono molto rigidi e che le risorse a disposizione sono poche. Dunque, sembra ormai finita nel dimenticatoio la tanto auspicata riduzione dell'irpef (imposta sui redditi delle persone fisiche), che pesa non poco sui salari. Si tratta di un'ipotesi circolata nelle scorse settimane e subito stoppata dal presidente del consiglio, Mario Monti.

Il taglio dell'irpef avrebbe infatti conseguenze tutt'altro che trascurabili sulle casse dello stato: secondo le stime più accreditate, un abbassamento di appena un punto percentuale dell'imposta sulle fasce di reddito medio-basse, comporterebbe un costo per le finanze pubbliche,  compreso tra i 5 e i 10 miliardi di euro. Alla fine, dunque, il taglio delle tasse e dei contributi sui salari potrebbe rivelarsi per il ministro Fornero un'impresa più ardua dell'approvazione della recente e contestatissima riforma del lavoro, che porta in calce la sua firma.

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