Economia

Così Boeri è diventato Mister Inps

Cosa ha scritto, cosa ha fatto e cosa ha detto il nuovo presidente dell'Istituto di Previdenza. Che sulle pensioni ha un paio di idee. Contraddittorie

Marco Cobianchi

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"In questa crisi c'è da aver paura della paura: aspettative irrazionali possono scatenare spinte ribassiste che fanno avverare le profezie più pessimistiche". "Non gettiamo oggi, come tante volte in passato, i semi della crisi futura con una reazione eccessiva alla crisi corrente". La crisi finanziaria è dovuta al fatto che "solo due terzi degli americani conosce le leggi della capitalizzazione composta, dunque sa calcolare i costi dell'indebitamento". Sono tre riflessioni economiche (diciamo così) che il presidente dell'Inps, Tito Boeri, scrisse nell'agosto del 2007 quando la crisi finanziaria era giá evidente a tutti tranne che agli economisti in generale e a Boeri in particolare.

Da allora non ha ancora fatto nessuna autocritica né ci si attende che la faccia oggi, da presidente dell'istituto nazionale della Previdenza Sociale scelto direttamente dal presidente del Consiglio Matteo Renzi per chiamata diretta, senza vagliare altre candidature. Forse perché Boeri rischiava di perdere la gara, come nel 2009 quando il suo curriculum venne bocciato dall'Ocse che cercava il nuovo capo economista. Forse inacidito da quella esperienza, nell'estate del 2014 ha organizzato una raccolta di firme per denunciare la nomina di Giorgio Alleva all'Istat per mancanza di requisiti. Ironia della sorte, adesso è lui a non avere i requisiti per sedere alla presidenza dell'Inps, come ha rilevato il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano secondo il quale gli mancherebbe "la qualificata esperienza nell'esercizio di funzioni attinenti al settore operativo dell'Inps" come prescrive la legge. Ma nessuno ha pensato di raccogliere firme.

Tito Boeri viene da una famiglia dell'ottima sinistra milanese. Ottima nel senso di ricca: di lui un noto esponente del Movimento Studentesco milanese disse che è uno di quei comunisti che "più stanno a sinistra più abitano in centro": posizione dello spirito prima che geografica, che permette di essere contestatore del sistema e contemporaneamente farne parte in attesa di essere cooptato, come è puntualmente avvenuto. La leggenda narra che a metà degli Anni '70 arrivò una telefonata a casa Boeri, cercavano il fratello Stefano, amico di Aldo Brandirali fondatore di "Servire il popolo". Rispose il cameriere in guanti bianchi con queste parole: "Il signorino non c'è, è fuori a fare la rivoluzione". Il terzo fratello (che poi è il primogenito), Sandro, è giornalista ed ha lavorato a Panorama per 17 anni.

Ovvio, quindi, che Tito Boeri scegliesse il salotto televisivo più radical chic in circolazione, quello di Lilli Gruber, per ripetere, per l'ennesima volta, che proporrà al governo di tagliare del 20-30% la parte di pensione calcolata con il vecchio (e più generoso) metodo retributivo a chi supera i 3mila euro al mese. Senza però ricordare che: a) per i dipendenti pubblici non esistono i dati su quanto lo Stato ha effettivamente versato prima degli Anni '90; b) per i privati idem a partire da qualche anno dopo e, c) che la Consulta ha già bocciato due volte proposte simili. Ma, come si dice, son dettagli, perché l'autorevolezza di Boeri è data soprattutto dal suo impressionante attivismo: ha fondato e diretto (fino alla nomina all'Inps) lo stranoto sito di informazione economica LaVoce.info; ha creato il Festival dell'Economia di Trento; Carlo De Benedetti gli ha affidato la guida della fondazione intitolata al padre e lo ospita su Repubblica e, infine, scrive libri. A raffica. E quasi sempre insieme a un collega.

In "Un nuovo contratto per tutti" (con Pietro Garibaldi) rivendica la paternità del contratto a tutele crescenti, cardine del Jobs Act, il cui inventore è però Pietro Ichino che ne ha scritto addirittura negli Anni '90. In "Contro i giovani (con Vincenzo Galasso) attacca la gerontocratica organizzazione sociale italiana. Ma la summa del Boeri-pensiero la si trova in "Le riforme a costo zero" (con Pietro Garibaldi) dove, riguardo alle pensioni, espone un'idea un po' diversa rispetto a quella enunciata dalla Gruber: propone di rivalutare quelle più alte solo se il Pil del Paese cresce oltre l'1,5%. Chiede anche di "impedire ai politici di cumulare i compensi da parlamentari con quelli di altre attività" indicizzando le loro retribuzioni "alla crescita del reddito pro capite degli italiani". Vorrebbe poi selezionare gli immigrati in base al grado di istruzione e dare il voto ai sedicenni.

Il suo slogan è: "Meno pensioni, più Welfare", che è anche il titolo di un altro libro scritto insieme a Roberto Perotti, da poco responsabile della spending review (insieme a Yoram Gutgeld) e anche lui proveniente dalla redazione del sito LaVoce.info che è una specie di serbatoio di competenze accademiche dal quale pescare alla bisogna. Milanista, frequentatore della saletta vip di San Siro, quella riservata agli ospiti non paganti degli sponsor, Boeri è ferocemente anti-juventino e in "Parlerò solo di calcio" (scritto da solo) individua nel cosiddetto "metodo Moggi" la quintessenza del malaffare italiano: applicando modelli economici allo sport ha scoperto che la corruzione nel calcio esplode tra gennaio e maggio.

Il suo LaVoce.info ha una cosa in comune con il governo Renzi: comanda il capo e basta. Alcuni redattori del sito (tutti professori) dicono che è impossibile scrivere sul mercato del lavoro qualcosa che si discosti anche solo impercettibilmente dalla linea del fondatore. Che, negli ultimi tempi, ha mostrato un atteggiamento meno critico verso il governo rispetto all'inizio del 2014 quando le sue speranze di diventare ministro del Lavoro vennero deluse.

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