Cosa dice il documento del Fmi sulla Grecia

Sconfessata la posizione tenuta dal direttore generale durante le trattative con Atene: la rielezione di Lagarde è in bilico

Varoufakis-Lagarde-FMI

Yanis Varoufakis col direttore Fmi Christine Lagarde – Credits: THIERRY MONASSE/AFP/Getty Images

Per Lookout news

Le analisi contenute nelle tre pagine inviate dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) ai membri dell’Eurogruppo e ai ministri delle Finanze non lasciano alcun dubbio sulle aspettative riposte nelle nuove draconiane misure imposte alla Grecia nell’accordo di Bruxelles del 12 luglio e approvate questa notte dal parlamento di Atene con 269 si, 64 no (di cui 32 di Syriza) e 6 astenuti (tutti di Syriza).

Il documento n. 15/186 del 14 luglio fornito dallo staff tecnico del FMI segna un punto di svolta nella vicenda greca. Il rapporto, inviato direttamente ai membri dell’Unione Europea, reca in calce una non irrilevante nota: “quanto espresso non è stato né discusso né approvato dal board esecutivo del FMI”.

Lungi dall’essere una puntualizzazione di routine, la nota esplicita l’insanabile frattura creatasi tra la componente tecnica e quella politica del FMI a proposito della gestione della crisi greca. È realistico ritenere che dietro l’azione dello staff del FMI ci sia l’ispirazione degli USA, che più volte hanno espresso l’idea che il salvataggio della Grecia e dell’Eurozona dovesse avvenire attraverso il taglio e la ristrutturazione del debito sovrano di Atene, e non con il terzo bailout (riacquisto tramite prestito), insufficiente, imposto dal ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble.

Il documento sconfessa, quindi, la posizione tenuta dal direttore generale del FMI Christine Lagarde durante la trattativa con il primo ministro greco Alexis Tsipras e con l’ex ministro delle Finanze di Atene Yanis Varoufakis, e suona come un’implicita bocciatura della ricandidatura della pupilla di Sarkozy alle elezioni del prossimo anno per il più alto scranno dell’organismo.

Cosa dice il rapporto del FMI
Il rapporto inizia ricordando che le politiche imposte alla Grecia nel 2012 (secondo bailout) prevedevano una riduzione del debito al 124% nel 2020 e al 110% nel 2022. In realtà queste previsioni si sono rivelate pura fantasia essendosi determinata in Grecia, già prima delle ultime tragiche settimane che hanno devastato ciò che restava delle finanze del Paese ellenico, un fabbisogno da finanziare di 60 miliardi e un tendenziale del debito pubblico del 142% nel 2022.

Gli eventi delle ultime due settimane – “waterboarding finanziario”, come lo ha definito l’ex ministro Varoufakis – hanno fatto crescere di altri 25 miliardi il fabbisogno da finanziare e reso inapplicabile la strategia consigliata nel precedente rapporto – raddoppio del periodo di grazia (interessi agevolati) e delle scadenze (40 anni) – e reso necessaria un’azione ancora più energica e definitiva.

 

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Secondo lo staff tecnico del FMI nei prossimi due anni il debito greco raggiungerà il 200% e, nonostante tutte le riforme, privatizzazioni, modifiche legislative e liberalizzazioni imposte alla Grecia, sarà ancora del 170% nel 2022. Inoltre, il fabbisogno continuerà a crescere ben oltre il 15% del PIL, con la conseguenza di accrescere il rischio di nuove insolvenze.

 

Infine, il piano di rientro (scritto da chi?, verrebbe da chiedersi) si basa sull’ipotesi di una crescita del PIL greco per i prossimi decenni del 3,5% annuo, di un incremento della produttività del lavoro e dei fattori di produzione a livelli tedeschi e di uno sviluppo dell’efficienza del sistema bancario a livelli nord europei. Insomma, pura fantascienza.

 

A man points at front pages of newspapers in central Athens

Grecia, le prime pagine dei giornali in edicola il 16 luglio

 

Tutte queste ipotesi, secondo lo staff tecnico del FMI, rendono il piano attuale di rientro semplicemente insostenibile e aprono la strada a tre sole alternative:

 

  1. Prolungamento del periodo di grazia a 30 anni e delle scadenze a 60 anni del debito greco (per inciso, la Germania ha pagato nel 2010, dopo 92 anni, circa 200 milioni ed estinto i due ultimi debiti verso privati previsti come riparazioni di guerra dal Trattato di Versailles);
  2. Trasferimenti annuali (prestiti) alla Grecia;
  3. Profondo taglio del debito.

 

La vicenda greca, come una vera saga nordica, non è quindi affatto conclusa.

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