Economia

Cosa c'è dietro la debolezza delle banche europee?

Ecco il mix di variabili che impatta negativamente sulla capacità di generare profitto

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– Credits: iStock - nicomenijes

Fare i soldi per banche europee è diventato particolarmente difficile. In media, riferisce Bloomberg, i dodici principali istituti di credito europei hanno guadagnato 18 centesimi di dollaro per ogni cento dollari di attività. Negli Stati Uniti, invece, le sei banche più grandi hanno incassato 92 centesimi per ogni cento dollari di attività. Ma non è tutto, perché Credit Suisse, Deutsche Bank e Royal Bank of Scotland hanno registrato miliardi di perdite lo scorso, con l’ultima sigla in rosso dal 2008 a questa parte.

A ciò si aggiunge il fatto che, da inizio marzo, i titoli bancari europei sono in calo del 18%, contro il -7,4% dell’Indice Stoxx Europe 600 e i costi dei contratti finanziari che proteggono gli obbligazionisti in caso di insolvenza della banca continuano a crescere: l’assicurazione sulle emissioni senior di Deutsche Bank, per esempio, è più che raddoppiata quest’anno. Se da un lato, le banche europee devono fare i conti con una crescita lenta e margini ridotti, dall’altro la debolezza delle banche pone un rischio per la stabilità economica e finanziaria dell’Unione Europea. Soprattutto perché le banche devono rafforzare la propria posizione patrimoniale, ma la scarsità dei profitti rende questo obiettivo particolarmente difficile da raggiungere.

La posizione patrimoniale


Il patrimonio di una banca, infatti, è quello che fa la differenza fra perdere soldi o finire insolvente e deriva soprattutto dal denaro raccolto attraverso l’emissione di azioni o la mancata distribuzione degli utili. A partire dalla crisi finanziaria del 2008, gli istituti di credito su entrambi i lati dell’Atlantico sono stati costretti dalle autorità di regolamentazione a rinforzare la propria posizione patrimoniale. Le banche americane, in parte in seguito a regolamentazioni più rigide, hanno agito più velocemente di quelle europee. Adesso, il capitale delle principali banche americane rappresenta il 6,6% del totale degli asset, rispetto al 4,5% delle più grandi banche europee, anche se alcune banche citano un capitale del 10% o superiore, perché considerano in modo diverso alcuni asset basati sul rischio. Bnp Paribas e Société Générale hanno un capitale del 4% del totale delle attività e Deutsche Bank è al 3,5%, mentre le sue azioni hanno perso il 22% quest’anno. Il dato è importante, perché è la misura utilizzata dai mercati per valutare la salute di un’istituto finanziario, un dato che si riflettere direttamente sul valore azionario.

Alcuni investitori ritengono che i mercati abbiano reagito in modo eccessivamente negativo: le banche, in realtà, hanno migliorato i loro livelli patrimoniali. E, certamente, sarà più facile costruire il capitale se le prospettive di business migliorano, grazie all’andamento delle azioni, invece di pagare dividendi. Ma nell’equazione entrano altre variabili, come i prestiti cattivi. I finanziatori europei, in particolare, hanno perso circa 600 miliardi di dollari con i mutui subprime americani e poi hanno accumulato altri debiti durante gli anni della recessione, quando consumatori e aziende non sono riusciti a far fronte ai prestiti.

Il ruolo dei debiti cattivi

Il Fondo Monetario Internazionale stima che ci sia un trilione di dollari di debiti cattivi nei bilanci della banche europee. Per le banche italiane, in particolare, i debiti cattivi rappresentano circa il 20% dell’esposizione, il che significa che le banche non stanno guadagnando da un’alta percentuale di asset. Al conto va aggiunto il fatto che gli interessi al minimo complicano ulteriormente le cose, perché le banche hanno difficoltà a guadagnare anche dai normali investimenti. L’instabilità dei mercati finanziari ha complicato le cose: gli investitori speculano su potenziali esposizioni delle banche in relazione al calo dei prezzi delle commodity e alla volatilità dei mercati emergenti.
 
Solo l’Irlanda e la Spagna hanno obbligato le proprie banche a ripulire i conti e, nonostante il fatto sia stata un’operazione particolarmente onerosa, le banche possono adesso finanziare la crescita. Considerato che l’Europa non possiede la profondità dei mercati di capitale americani, le aziende hanno meno possibilità di emettere azioni e obbligazioni e, dunque, dipendono maggiormente dalle banche per i finanziamenti. Quindi, la debolezza delle banche e la loro scarsa disponibilità a prestare denaro diventa facilmente un vincolo per l’economia.

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