Banche italiane: perché molte spariranno

Prima il mondo del credito cooperativo, poi gli istituti di fascia media: così il panorama del credito risponderà sempre più alle grandi imprese

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La sede di Banca d'Italia a Roma – Credits: ANSA

Valerio Malvezzi

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Il mondo bancario sarà travolto da una vera e propria rivoluzione, con la maggior parte delle banche italiane destinata a sparire. È la sintesi del lungo discorso tenuto da Vegas, presidente della Consob, nel suo discorso annuale dell’8 maggio 2017.

L’intervento era focalizzato sull’avvento del FinTech (Financial Technology), ossia delle numerose imprese che basano i loro processi sulla digitalizzazione e disintermediazione del rapporto tra soggetto e banca, spostandolo dalla logica fisica a quella tramite pc, tablet e smartphone.
Un discorso parallelo a questo riguarda però il numero di banche che ci saranno nell’immediato futuro in Italia. Sanno i lettori che il numero di banche in Italia in 20 anni si è ridotto del 40%?

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Il numero delle banche in Italia – Credits: Elaborazione WInTheBank

Come evidenziato dal grafico, in 20 anni c’è stata una progressiva riduzione del numero di banche e la tendenza non cambierà, bensì ci sarà una differenza: il processo sarà molto più rapido e dirompente. Il mondo bancario sarà guidato da logiche di accentramento, maggiore controllo ed efficienza informativa.

La riforma prevista per il mondo del Credito Cooperativo porterà alla scomparsa di circa 400 banche locali, che ad oggi garantiscono un servizio legato alla conoscenza del territorio ed a finalità mutualistica. La riforma infatti prevede l’accentramento di tali realtà, con la creazione di due gruppi che, se aggregati, per dimensioni e patrimonio dovrebbero raggiungere la terza posizione in Italia.

Successivamente sarà il turno delle banche di fascia media, le quali probabilmente non riusciranno a reggere la concorrenza e andranno fuori mercato, come già sta accadendo con le vicende di recente all’attenzione dei media.
Questo porterà a più opportunità per pochi soggetti, ossia per le imprese che saranno allineate con il linguaggio nuovo, delle grandi banche, ormai diffuso a livello internazionale.

Pongo tre interrogativi.

  • Si rende conto la classe politica italiana che avremo, nel giro di un lustro o massimo due, non più di otto o dieci colossi internazionali bancari in Italia e che spariranno centinaia di banche?
  • E si rende conto che resteranno, sul mercato italiano, milioni di piccole e micro imprese assolutamente impreparate a questa rivoluzione?
  • E infine comprende che si prepara l’impari lotta dell’impresa italiana Davide contro la banca (estera?) Golia?
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