Conti pubblici in Italia: l'allarme della Ue

La Commissione europea non ha dubbi: il debito italiano è molto elevato e limita la capacità di reazione agli shock economici

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L'esterno della Commissione Europea a Bruxelles – Credits: Richard Parmiter @ Flickr

Redazione Economia

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La situazione dei conti pubblici italiani resta critica, secondo la Commissione europea. Nel "Rapporto sulla sostenibilità fiscale 2015" l'Ue evidenzia che "il debito pubblico rimane molto elevato, rappresentando così una delle principali fonti di vulnerabilità per l'economia italiana". In particolare, si legge nello studio delle direzione generale per gli Affari economici, "l'elevato debito pubblico limita la capacità del paese di reagire agli shock economici e lascia esposta a possibili aumenti dei rendimenti dei titoli sovrani".

"Se venisse rispettata la convergenza della bilancia strutturale verso gli obiettivi di medio periodo", nel rispetto del Patto di stabilità e "in linea con l'aggiustamento fiscale" indicato nella Comunicazione sulla flessibilità, "il debito italiano scenderebbe in modo più sostanziale" che nelle previsioni attuali "sino a quasi il 100% del pil nel 2026". Ma questo richiederebbe un avanzo primario "significativamente piu' alto" di 1,3 punti rispetto alla previsione del 2,5% per il 2017, pari "al 3,8% del pil tra il 2017 e il 2026".

Con "un ampio set di shock congiunti simulati a crescita, tassi d'interesse e bilancia primaria che riflettono le dimensioni e le correlazioni di shock passati" si arriva a una "probabilità dell'11% che il debito italiano nel 2020 sia maggiore che nel 2015", già al 133%. E già solo in condizioni economiche normali per far scendere il debito al 110% nel 2026, ci vuole un avanzo strutturale costante al 2,5% come previsto per il 2017 e invariato sino al 2026. Questo, pero', sottolinea la Commissione, "potrebbe essere un avanzo primario relativamente alto da mantenere per 10 anni", sottolineando quindi la "necessita' di una forte determinazione nel migliorare la posizione fiscale per rispettare la regola del debito".

Per l'Italia, tuttavia, "nel complesso, non sembrano esserci rischi a breve termine di stress di bilancio", ma "la quota di non performing loans (crediti in sofferenza) nel settore bancario potrebbe rappresentare una fonte importante di rischi di passività a breve termine".

Ci sono altri 10 Paesi, oltre all'Italia, che la Commissione considera "ad alto rischio" sui conti nel medio periodo: Belgio, Irlanda, Spagna, Francia, Finlandia, Gran Bretagna, Portogallo, Slovenia, Romania e Croazia. Italia e Spagna sono gli unici due in cui i costi dell'invecchiamento (pensioni e assistenza sanitaria) hanno un "effetto mitigante" sugli sforzi richiesti di aggiustamento fiscale, afferma il rapporto Ue Per scongiurare ogni rischio l'Italia deve dare "piena attuazione" alla riforma del sistema pensionistico, condizione ritenuta dalla Commissione europea come imprescindibile per mettere al riparo il nostro Paese da eventuali crisi. E' quanto si legge nel 'Rapporto sulla sostenibilita' fiscale 2015' pubblicato oggi dall'esecutivo comunitario. Per Bruxelles "non si profila alcun rischio di sostenibilita' nel lungo periodo, assumendo la piena attuazione delle riforme pensionistiche adottate in passato". L'assenza di rischi e' inoltre "subordinata al mantenimento" del saldo primario strutturale del governo ad un livello come quello previsto dai servizi della Commissione per il 2017 (2,5% del Pil) "ben al di la' di questo stesso anno"

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