IMG_3749
Economia

I numeri "green" del Consorzio Obbligatorio Oli Usati

30 anni di attività con risparmi per miliardi di euro. Il "Green Report" presentati ad Ecomondo

Le buone pratiche ambientali nascono dal basso. Tutti possiamo essere un po’ più “green” e contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale. Bastano piccoli accorgimenti, come ad esempio riutilizzare l’olio dei motori di auto e moto, per ridurre significativamente le emissioni di CO2 in atmosfera, risparmiare grandi quantità di acqua, di energia e persino di suolo.
È quello che è emerso nel corso della presentazione del Green Report del Coou, il Consorzio obbligatorio olii usati che, alla fiera di Ecomondo a Rimini, ha reso noti i risultati di trent’anni di attività nel riciclo degli oli lubrificanti.

Dal 1984 sono stati rigenerate più di 5 milioni di tonnellate di olio vecchio da cui sono state ricavate circa 2,5 milioni di tonnellate di prodotto nuovo che è stato reimmesso nel mercato.
Questo processo virtuoso ha determinato, nel trentennio minori emissioni per 1,1 milioni di tonnellate di anidride carbonica (in media circa 350mila tonnellate l’anno), un risparmio di 2,3 miliardi di metri cubi di acqua, di 7.306 ettari di suolo nuovo oltre che di 6,4 milioni di tonnellate di materia prima vergine pari a un minore fabbisogno di petrolio dall’estero per 3 miliardi euro.

«In questi trent’anni – ha precisato Paolo Tomasi, presidente del Coou – la spinta ‘green’ e la sfida della sostenibilità a 360 gradi si sono dimostrati un viatico essenziale per addentrarci da protagonisti in una economia responsabile, competente e matura. Certo lo scenario verso il quale stiamo andando mostra delle criticità prima fra tutte il contesto macroeconomico avverso già da qualche anno, ma la chiave per passare il guado sta proprio nel rimanere uniti».

Grazie alla catena di aziende che si è costituita intorno al consorzio (72 per la raccolta dell’olio usato e 5 specializzate nella sua rigenerazione), oggi un quarto dell’olio lubrificante che c’è in circolazione (non solo per le auto ma anche quello destinato all’industria) è rigenerato. Si tratta di un business che vale circa 67 milioni di euro l’anno e che occupa circa mille addetti di cui 870 nella fase di raccolta e 230 in quella di rigenerazione.

Quest’ultima fase è caratterizzata un processo industriale dal know-how tutto italiano che ha già catturato l’interesse di alcuni stati particolarmente interessati dai problemi ambientali come Usa e Cina.

«Grazie ad una leadership tecnologica frutto di anni di lavoro – ha spiegato Antonio Lazzarinetti, ad di Viscolube, l’azienda lodigiana leader in Europa nella rigenerazione degli oli usati – il nostro processo di raffinazione degli olii usati ha varcato i confini nazionali. Recentemente abbiamo venduto la nostra tecnologia per la realizzazione di nuovi impianti negli Stati Uniti. Nei giorni scorsi, inoltre, abbiamo firmato un accordo quadro di trasferimento tecnologico con la China Recycling Development Co. Ltd che è una delle principali aziende cinesi specializzata bel riciclo».

In Europa l’Italia è la nazione più virtuosa in materia di riutilizzo degli oli usati. Le 72 aziende di raccolta del consorzio, riescono infatti ad intercettare (ritirandolo gratuitamente) il 90% dell’olio usato sul territorio nazionale (circa 177mila tonnellate ogni anno) contro il 68% della Spagna, il 50% della Germania, il 40% della Francia e solo il 14% del Regno Unito.

«C’è tuttavia una zona grigia dove non riusciamo ad arrivare – spiega Franco Venanzi, presidente di Anco, l’associazione nazionale che riunisce i raccoglitori – ed è quella del ‘fai-da-te’ che comprende, ad esempio, coloro che ricambiano l’olio del motore da soli gettando via quello vecchio senza chiamare il numero verde per farlo ritirare gratuitamente dalle aziende del consorzio. Se tutti facessero la loro parte potremmo arrivare a raccogliere fino al 100% dell’olio lubrificante usato».

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti