Economia

Confindustria: sale il Pil ma l'occupazione resta bassa

Tra i problemi gravi dell'Italia, il numero dei lavoratori che non raggiunge quello pre-crisi e la povertà è in aumento

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Chiara Degl'Innocenti

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L'economia italiana torna a crescere ma piano e a corrente alternata. E se le stime sono positive riguardo alla crescita del Pil, per Centro Studi di Confindustria, resta alta la preoccupazione per l'occupazione, la povertà e l'instabilità politica. Ma vediamo nel dettaglio i numeri.

Per quanto riguarda l'occupazione, questa risulta in recupero, con un'attesa da parte di Confindustria di 905mila posti di lavoro in più in 5 anni (tra l'ultimo trimestre del 2013 e la fine del 2018), ma il livello stimato resta ancora basso: 1,1 milioni di unità inferiori al massimo stimato all'inizio 2008, cioè i dati sugli occupati non riescono a raggiungere i livelli pre-crisi finanziaria ed economica.

Nel biennio prossimo, si legge nel documento del Centro Studi, si stima che "l'occupazione calcolata sulle unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula) continuerà a crescere di conserva al Pil, seppur con intensità lievemente inferiore. L'aumento, iniziato già nel 2014 (+0,2%), si è consolidato nel 2015 (+0,8%) e nel 2016 (+1,1%, che era già acquisito a metà anno).

Secondo i dati di Confindustria la situazione è derivata essenzialmente dall'incertezza politica dominante in Europa, Italia compresa. E nonostante il Governo Gentiloni, questa instabilità politica potrebbe depotenziare ulteriormente gli incentivi agli investimenti.

Perché i numeri parlano chiaro: si alzano le stime del prodotto interno lordo per il 2016 e il 2017 ma, sottolinea Confindustria, restano elevati rischi al ribasso nell'arco del prossimo biennio. Se per il 2016 aumenta dello 0,9% (+0,7% a settembre), si calcola un aumento dello 0,8% nel 2017 (+0,5%) per toccare un più 1% nel 2018. Tutto posivo, quindi? Mica tanto. Il rischio per il prossimo biennio, specificano gli economisti, "non tengono conto delle potenziali conseguenze della crisi di governo che si è aperta da pochi giorni e che, se non si dovesse sviluppare in modo ordinato, potrà peggiorare le aspettative di famiglie e imprese, oltre che dei mercati finanziari, e incidere sulla già fragile risalita della domanda interna e delle attività produttive". E la debolezza del nuovo Governo, che deve passare la fiducia al Senato nel pomeriggio, ne è la prova.

In più si impennano anche i numeri sui poveri assoluti che oggi sono 4,6 milioni, con un incremento del 157% rispetto al 2017, in maggior parte tra i giovani e al Sud. E a mettere un carico in più, sottolineano gli industriali, c'è l'aumento esponenziale dell'emigrazione, soprattutto giovanile, all'estero mentre diminuisce la mobilità territoriale interne.


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