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Economia

Confindustria, ecco il programma di Vincenzo Boccia presidente

Centralità dell'industria come antidoto alla stagnazione. Ruolo fondamentale dell'Europa

È necessario "ribadire con forza la centralità dell'industria come principale antidoto alla stagnazione e alla bassa crescita".

Questo il nucleo del programma di Vincenzo Boccia, designato presidente della Confindustria.

La parola d'ordine è l'ossessione per la crescita del Paese e delle imprese: occorre tirare "fuori dalle secche" il nostro Paese, "investendo, innovando e rimettendo il sistema industriale al centro dello sviluppo dell'Italia". I tre pilastri fondamentali del sistema sono: identità, rappresentanza e servizi.

Per Boccia il ruolo dell'impresa e di Confindustria "diventa focale in questa situazione fragile ma positiva". Dovra' essere, si legge nella sua piattaforma, "di progetto, proposta e denuncia, inclusiva e non elitaria, capace di fare sintesi tra le esigenze dell'industria e quella del Paese".

"Una Casa Comune per una stagione di leadership collettiva e non individuale con l'obbiettivo di pensare e sostenere l'Agenda della competitività per l'Italia e per l'Europa".

Ecco i punti principali del programma di Boccia.

FUTURO DELL'ITALIA RESTA IN EUROPA, CON L'EUROPA

Le regole vanno rispettate da tutti, anche in termini di flussi migratori. Non c'e' alternativa all'Europa. Serve un disegno comune, una vera e propria Agenda per la Competitività Europea.

ECONOMIA ITALIANA E BASSA CRESCITA

Tre fattori hanno pesato in maniera determinante. Il primo e' l'inefficienza del settore pubblico e la cattiva allocazione delle risorse.

Il secondo e' stato il grave peggioramento nel corso degli anni della qualita' delle istituzioni dalle quali dipende la crescita: dalle leggi, alla giustizia, alla macchina amministrativa.

Il terzo fattore e' la bassa produttivita', derivante principalmente da un sistema disfunzionale di determinazionedei salari.

RILANCIARE LA 'VOCAZIONE INDUSTRIALE' DEL PAESE

Questo richiede innanzitutto di affrontare le leve di competitivita' e puntare su alcuni driver tecnologici.

RELAZIONI INDUSTRIALI

Il cuore della questione e' fare del livello aziendale di contrattazione la sede dove realizzare lo scambio crucialetra miglioramenti organizzativi e di produttivita' e incrementi salariali, con facolta' di derogare al contratto nazionale.

Fa eccezione ovviamente il settore delle costruzioni.

CREDITO, FINANZA PER LA CRESCITA E RETI D'IMPRESA

I mercati internazionali offrono innumerevoli opportunita'. Per coglierle servono imprese patrimonializzate e capitalizzate.

Serve una definizione di una politica del credito incentrata su tre aspetti: potenziamento del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI e la razionalizzazione dei Confidi; un supporto diretto alle imprese; la revisione del quadro regolamentare a livello internazionale, per puntare a regole rigorose ma non oppressive.

Dobbiamo poi costruire una finanza al servizio delle imprese.

RIFORMA DELLO STATO

Quella dello Stato resta la riforma delle riforme per sbloccare il Paese.

Rientrano in questo capitolo le semplificazioni, la riforma delle giustizia e quelladell'amministrazione pubblica.

QUESTIONE FISCALE

Il nostro sistema resta oppressivo nei carichi e negli adempimenti. Continuiamo a pagare non solo troppe tasse, ma anche cattive tasse.

Dovremo allora ragionare sulla possibilita' di un grande scambio: basse aliquote, base imponibile semplificata, da un lato, fine della moltitudine dei trattamenti privilegiati, le famose 'tax expenditures', dall'altro.

QUESTIONE ENERGETICA

Nonostante significativi miglioramenti, vi sono ampi spazi su cui intervenire per ridurre il costo dell'energia e rimuovere le barriere tecniche e strutturali che limitano la libera circolazione dell'energia a livello europeo.

CAPITALE UMANO

Non possiamo pensare di affrontare le sfide tecnologiche del futuro senza avere le competenze tecniche.

INTERNAZIONALIZZAZIONE

Valorizzare il made in Italy nel mondo deve essere per noi una missione.

NOSTRI SUD

Chi conosce il Paese sa che esistono i Sud. Il nostro Mezzogiorno non ha bisogno di politiche speciali, ma, piuttosto, di politiche piu' intense, ma uguali a quelle necessarie per il resto del Paese.

DRIVER DEL CAMBIAMENTO TECNOLOGICO

Oggi l'unica strada che abbiamo a disposizione per difenderci dalla concorrenza dei Paesi a basso costo di manodopera e' quella di puntare su produzioni ad alto valore aggiunto, investendo in tecnologia e innovazione.

Serve investire in infrastrutture materiali e immateriali. Serve un piano strategiconazionale per l'adozione delle tecnologie digitali, il grande driver del cambiamento tecnologico e della crescita, dove purtroppo il nostro Paese e' rimasto drammaticamente indietro.

SOLE24ORE e LUISS

Del gruppo editoriale di Confindustria va rafforzata l'indipendenza economica, definendo la mission e presidiando il rispetto della linea editoriale nell'autonomia totale dei giornalisti.

L'Università va ancora sostenuta nei suoi programmi per l'eccellenza accademica e lo sviluppo internazionale.

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