Come la Silicon Valley vuole sfruttare l’immigrazione

Le aziende più innovative usano la tecnologia per fornire i servizi necessari a chi arriva

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immigrazione - 11 luglio 2018 – Credits: iStock - gustavofrazao

Stefania Medetti

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Dopo aver rivoluzionato i settori del trasporto con aziende come Uber e BlaBlaCar, quello del turismo con Airbnb e le comunicazioni con applicazioni come Whatsapp, la Silicon Valley guarda adesso agli immigrati. Non solo perché, come rivela uno studio della National Foundation for American Policy, gli immigrati di prima o seconda generazione hanno fondato oltre la metà delle start-up americane valutate oltre mezzo miliardo di dollarima anche perché - come fa notare Tech Crunchè arrivato il momento di ripensare culturalmente l’immigrazione.

Le caratteristiche degli imprenditori

La maggior parte degli economisti concorda sul fatto che l’immigrazione abbia effetti positivi sia per i paesi di provenienza sia per quelli di arrivo. A differenza delle credenze più diffuse, infatti, l’immigrazione non aumenta il tasso di criminalità e non ruba posti di lavoro ai cittadini del paese ospitante, ma anzi contribuisce a vario titolo all'economia della nazione d'arrivo. Secondo lo studio "Silicon Valley Competitiveness and Innovation Project Report", la maggior parte degli hub tecnologici conta più persone nate fuori dal paese rispetto ai cittadini americani. Tendenzialmente, inoltre, chi vuole costruirsi una nuova vita in un nuovo paese possiede alcune caratteristiche, come il pensiero creativo e una certa aggressività che possono essere trasferite con successo nel mondo imprenditoriale. Allo stesso tempo, però, come ha dimostrato una ricerca firmata dal Guardian, le persone tendono a sovrastimare il numero di immigrati presenti nel proprio paese. 

Più attenzione ai bisogno inespressi

Mentre il dibattito sulla necessità di cambiare la cultura relativa all’immigrazione negli Stati Uniti non accenna a spegnersi, alcune realtà imprenditoriali hanno cominciato a trarre profitto da questo nuovo segmento di mercato. E’ il caso, per esempio, di VentureVisa, una società specializzata nelle procedure per la richiesta di un visto O-1 che, racconta Forbesutilizza la tecnologia per semplificare le operazioni legali per la richiesta. In media, fra i suoi clienti si contano imprenditori che hanno già raccolto almeno 100mila dollari da parte di venture capitalist. Sulla stessa falsariga, Boundless offre un servizio per la richiesta della carta verde a prezzo fisso. 

Il caso di Western Union

Anche un peso massimo della finanza come Western Union ha costruito il proprio nome sui servizi offerti ai immigrati e, dalla fine del 2015, ha cominciato a seguire i flussi migratori per aprire nuovi sportelli per rispondere alle esigenze delle persone in transito, come nel caso dei rifugiati provenienti dalla Siria. All’istituto finanziario, fa notare Bloomberg, fa capo il 13% dei trasferimenti internazionali, generati attraverso 550mila location nel mondo che, molto spesso, sono piccoli negozi locali che arrotondano le entrare lavorando come agenti per la multinazionale. L’azienda, inoltre, è particolarmente attenta ai trend, perché ha capito che i riceventi di oggi saranno i clienti di domani.

Per saperne di più:

- Immigrazione: tutti i numeri

- Perché l’immigrazione è un vantaggio e non un danno


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