Cina: pensioni garantite a 240milioni di persone

L'Asia rilancia le politiche di welfare e assistenza sociale, imparando dagli errori dell'Europa

Infermieri cinesi controllano la temperatura fuori dalla stazione di Shijiazhuang (Credits: AP Photo)

Claudia Astarita

-

Mentre in Europa lo "Stato Sociale" sembra un fardello di cui liberarsi in nome del rigore contabile, altrove ci si mette al lavoro per costruirne uno, magari facendo tesoro degli errori commessi nel Vecchio Continente. È, ad esempio, quello che sta succedendo in Asia.

Anni di rapida crescita economica hanno permesso lo sviluppo di un ceto medio in molti Paesi che ne erano privi e questa nuova borghesia ora domanda a chi la governa di fornire più servizi e assistenza: dinamiche che in Europa abbiamo già sperimentato qualche decennio fa.

WELFARE IN ASIA

Il fenomeno sta accadendo in vari Paesi, come ha verificato un approfondimento dell'autorevole Economist. In Indonesia il governo ha promesso di lanciare uno schema per l'assicurazione sanitaria universale entro due anni. In Cina a 240 milioni di persone è stata assicurata una copertura previdenziale in vista della pensione. In India è partito un programma di salari minimi garantiti a favore di quaranta milioni di capifamiglia, che potranno beneficiarne per almeno cento giorni. Politiche analoghe sono state adottate o stanno per essere approvate anche in altri Paesi dell'area, a riprova di una tendenza verso un maggior interventismo pubblico a favore delle categorie più deboli che appare ormai irreversibile e che colpisce ancora di più se si pensa che si sta verificando in una fase stagnante o recessiva dell'economia globale.

WELFARE IN EUROPA

La creazione dello Stato Sociale in Europa ha rappresentato la risposta fornita dai governi alle richieste di larghi e potenti gruppi di pressione in una fase di forte espansione economica. La crescita dell'assistenza, spesso, non è stata programmata o, se programmazione di lungo periodo vi è stata, questa è stata effettuata presumendo una crescita continua. Il risultato sono gli scompensi che stanno sperimentando parecchi Paesi e la difficoltà di trovare una risposta adeguata alle mutate esigenze sociali.

In Asia, è prevedibile che la costruzione dello Stato Sociale possa avvenire in tempi molto ristretti. Ad oggi, la spesa pubblica in servizi per i cittadini è ancora molto contenuta: in media il 30% di quanto avviene nei Paesi europei. La prevedibile crescita di questa quota potrà essere efficace solamente ad alcune condizioni, sempre secondo l'Economist: innanzitutto, che si presti adeguata attenzione alla sostenibilità degli investimenti nel lungo periodo. Mantenere pensionamenti obbligatori a sessant'anni, come fa la Thailandia, non sarebbe la scelta giusta. In secondo luogo, indirizzare le politiche assistenziali verso chi ne ha davvero bisogno, in modo da non creare rendite parassitarie. I sussidi indonesiani per l'acquisto di carburante, che sono pari alla spesa sanitaria, sarebbero un comportamento sbagliato, in un Paese dove la grande maggioranza della popolazione non possiede un'automobile. Infine, sarebbe necessario uno sforzo per trovare strumenti flessibili e innovativi. Un esempio? L'Economist, forse con poca fantasia, lo individua nella necessità di un'amministrazione altamente informatizzata.

© Riproduzione Riservata

Commenti