Economia

Cina-Grecia: i possibili accordi economici

Mentre il futuro di Atene in Europa resta in sospeso, Beijing prepara la sua offensiva commerciale a base di porti, infrastrutture e telecomunicazioni

Cina congresso partito comunista

Fabrizio Goria

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La lunga mano della Cina si estende sempre di più sulla Grecia. Dopo l’incontro ufficiale fra le autorità cinesi e quelle elleniche a fine marzo, lo stallo nelle negoziazioni fra Atene e Bruxelles ha prodotto un’accelerata nei rapporti fra Cina e Grecia. Tutto ruota intorno al porto del Pireo, ma l’intenzione di Beijing è quella di massimizzare la situazione di difficoltà in cui versa Atene. E quindi la Cina guarda anche al mercato delle telecomunicazioni e a quello infrastrutturale. 

La visita della Grecia

Quando il vice primo ministro ellenico Yiannis Dragasakis e il ministro degli Affari esteri Nikos Kotzias si son recati in Cina, il clima era positivo. L’occasione era ghiotta, del resto. Dragasakis e Kotzias erano a Beijing per la cerimonia di apertura del 2015 China-Greece Maritime Cooperation Year, alla presenza del vice premier cinese Ma Kai. La diplomazia commerciale fra i due Paesi, hanno ricordato sia cinesi sia greci, non è mai stata così intensa. “La priorità per Atene e Beijing è quella di alimentare le relazioni che già ora sono solide”, ha detto Dragasakis. E i campi operativi sono diversi: economia, commercio, investimenti, porti, infrastrutture, cultura e alimentare. Infatti, i primi sviluppi ci sono già stati.

La priorità per Atene e Beijing è quella di alimentare le relazioni che già ora sono solide Yanis Dragasakis

Il porto del Pireo

Il principale deal dell’asse Grecia-Cina riguarda il primo porto europeo per numero di passeggeri, quello del Pireo, che ogni anno conta circa 18 milioni di utenti. Il player cinese più importante in questo caso è China Ocean Shipping Company (Cosco), il colosso mondiale dello shipping che compete contro la danese Maersk. L’uomo cruciale, che già dal 2010 controlla de facto il porto del Pireo, si chiama Fu Cheng Qiu ed è uno dei pezzi da novanta di Cosco, fidato di Wei Jiafu, presidente del gigante cinese da oltre 130 navi commerciali. Secondo lui “il Pireo era ed è la porta più importante dell’Asia in Europa”. Dopo aver comprato già una parte del Pireo, ora Cosco desidera prenderlo tutto. “Noi siamo pronti, abbiamo voglia di investire in Grecia, e considereremmo con molta attenzione qualunque apertura di bando ufficiale da parte delle autorità elleniche”, ha fatto sapere Fu Cheng Qiu. Per questo motivo, il governo di Alexis Tsipras sarebbe favorevole alla vendita di tutto il porto, mentre i sindacati portuali sono contrari. Come riporta Kathimerini, “gli operatori portuali sono pronti a scioperare ancora per via delle condizioni di lavoro, considerate troppo dure, imposte dai cinesi”. Eppure, se la situazione finanziaria lo richiederà, Atene dovrà vendere il resto del Pireo a Cosco. 

E Huawei?

L’altra grande compagnia che ha messo gli occhi sulla Grecia è Huawei, il colosso delle telecomunicazioni fondato a Shenzhen nel 1987 da Ren Zhengfei e che in pochi decenni è riuscito a entrare in competizione coi coreani di Samsung e gli statunitensi di Apple. Ebbene, secondo fonti vicine ai dossier, Huawei sta cercando di entrare nel mercato delle comunicazioni in Grecia. Non è ancora chiaro in che modo, se tramite l’acquisto di una parte delle reti telefoniche o di un nuovo accordo commerciale con il porto del Pireo, ma l’interesse è stato manifestato dai dirigenti di Huawei sia alle autorità elleniche sia a quelle cinesi, nella persona del ministro degli Affari esteri Wang Yi. Non è la prima volta che un big cinese delle telecomunicazioni fa affari con la Grecia. L’anno scorso era stata la Zte Corporation (Zhongxing Telecommunication Equipment Corporation) a ottenere una prelazione sull’uso del Pireo come base logistica per il commercio in Europa. 

Il Pireo era ed è la porta più importante dell’Asia in Europa Fu Cheng Qiu (Cosco)

L’inizio dei rapporti

I rapporti fra Cina e Grecia erano iniziati, nella forma attuale, nel 2010. Furono l’allora primo ministro George Papandreou e quello cinese Wen Jabao a cominciare a discutere dell’intensificazione delle relazioni fra le due economie. Nello specifico, fu Beijing a sostenere Atene sul mercato obbligazionario proprio quando il Paese aveva perso la fiducia dei partner internazionali. Ma ogni cosa ha un suo prezzo e infatti la Cina aveva messo le mani sulle imprese greche coinvolte nell’ambito del programma nazionale di privatizzazione. Il problema, tuttavia, è che tali azioni sono state spesso osteggiate dai sindacati ellenici. Basti pensare alle proteste per l’ingresso di Cosco nel porto del Pireo. Oggi però le cose sono cambiate. 

Dove guarda Beijing 

Più che nel 2010, oggi la Grecia ha bisogno di soldi veloci e freschi, per far fronte alle esigenze finanziarie dei prossimi mesi. C’è da tenere in vita il programma di bailout, dopo l’estensione di quattro mesi accordata a febbraio, e c’è da far fruttare al massimo le privatizzazioni. Non è escluso che nelle relazioni fra Cina e Grecia possano essere inseriti anche aeroporti e autostrade. “Tutto in Grecia può essere valorizzato, è un grande Paese”, disse a fine marzo il vice primo ministro cinese Ma Kai. Se le trattative con Bruxelles non andassero a buon fine, la distanza tra Beijing e Atene potrebbe essere ridotta ancora.

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