Cina, cosa succederebbe se i mercati crollassero

Dopo una fase iniziale di sbandamento l'economia potrebbe ripartire con basi più solide

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Aggiornamento negativo sulla Borsa di Hong Kong – Credits: ISAAC LAWRENCE/AFP/Getty Images

Claudia Astarita

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Dopo gli alti e bassi di questa settimana, che si aggiungono a quelli degli ultimi mesi, il futuro della Cina appare sempre più incerto. Tra gli analisti c'è chi è convinto che dovremmo abituarci a tutta questa volatilità, causata principalmente dalla globalizzazione e dai continui spostamenti di capitale che questa comporta.

Per quel che riguarda la Cina, però, c'è chi sostiene che sia finalmente arrivato il momento per il regime di lasciare borse e mercati liberi di crollare, nella convinzione che l’attuale agonia alimentata da tonfi, riprese, interventi governativi, svalutazioni e rivalutazioni, sia una situazione peggiore di un crollo da cui, poi, il paese potrebbe risollevarsi.

Un editoriale del South China Morning Post firmato da Jake van der Kamp spiega con l'ausilio di due grafici particolarmente intuitivi come tanti dei problemi della Cina di oggi dipendono dal fatto che il mercato finanziario non sia in alcun modo collegato a quello reale. Nei paesi che funzionano correttamente, come Hong Kong, i due mercati procedono in maniera più o meno parallela, quindi gli investitori ottengono buoni riscontri quando l'economia va bene e viceversa, visto che quanto il mercato azionario distribuisce profitti gli investitori sono di certo più propensi a riallocare i capitali guadagnati in un sistema che dimostra di essere sano e produttivo.

In Cina, purtroppo, si è creato un cortocircuito che difficilmente potrà essere riparato con interventi di emergenza e riforme. E visto che questa situazione sta creando enormi difficoltà sia per la Cina sia per il resto del mondo, forse sarebbe il caso che il governo prendesse in considerazione l'ipotesi di far saltare completamente il sistema per poi rilanciarlo in maniera da creare tra finanza e mercati quel legame virtuoso alla base del successo economico di tante altre nazioni. Una scelta certamente dolorosa, ma che pagherebbe nel lungo ma anche nel medio periodo.

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