Economia

Scatta la Champions League 2018-2019: ecco quanto vale vincerla

Il montepremi più alto di sempre (1,95 miliardi), nuovo format e una corsa che può valere 150 milioni di euro in caso di successo

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Giovanni Capuano

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Scatta la Champions League più ricca di sempre. Nuovo formato, contratti tv sempre più sostanziosi, big al via come in una piccola Superlega (l'obiettivo finale di tante multinazionali del pallone) e una corsa all'oro che si concluderà sabato 1° giugno 2019 nel nuovissimo Wanda Metropolitano di Madrid. La casa dell'Atletico, la sede della finale che per le due fortunate significherà aver sbancato il lotto, non solo in modo metaforico.

Quanto può valere alzare la coppa sotto il cielo di Madrid? Una cifra impressionante, vicina ai 150 milioni di euro massimi nel caso sia il Real Madrid ma non molto distante per le altre. E' una proiezione che immagina un percorso perfetto da parte dei futuri campioni d'Europa, ma è anche la fotografia di come la Champions sia diventata ormai vitale per raggiungere o mantenere lo status symbol di big del calcio europeo.

Una tendenza inarrestabile. Dal 1992, anno in cui la Uefa ha mandato in pensione la vecchia Coppa dei Campioni sostituendola con il nuovo marchio, sono stati distribuiti miliardi di euro a un circolo sempre più ristretto di società. Esserci con continuità fa tutta la differenza del mondo e il concetto si è accentuato da questa stagione con l'introduzione del ranking storico (10 anni) preso come parametro per distribuire 585 milioni,un quarto del montepremi totale da 1,95 miliardi di euro.

Quanto può guadagnare chi vince la Champions

Arrivare a Madrid ed alzare la coppa significa poter guadagnare fino a 118 milioni (nel caso del Real Madrid) senza contare il market pool dei diritti televisivi e gli incassi da botteghino, cioé altre decine di milioni. Gli spagnoli hanno la quota derivante dal ranking storico più alta di tutti (35,46 milioni garantiti), ma anche le altre big non se la passano male se si considera che alla stessa voce la Juventus è sesta nella classifica di riparizione con 29,92 milioni di euro.

Il sistema premiale della Uefa è stato modificato dando maggior peso ai risultati del campo, attuali e del recente passato. La partecipazione ai gironi vale da sola 15,25 milioni di euro, ogni partita vinta o pareggiata nella prima fase porta in cassa rispettivamente 2,7 e 0,9 milioni.

Poi ci sono le eliminazioni dirette. Chi entra negli ottavi ha un bonus di 9,5 milioni di euro che sale a 10,5 per i quarti e 12 per le semifinali. La finalista sconfitta si consola con 15 milioni di euro mentre chi vince arriva a 19. Tradotto in soldoni significa che un percorso netto (tutte vittorie nella prima fase) porta a un incasso massimo teorico di 82,45 milioni di euro. Più il ranking storico di ciascun club e con fuori market pool a botteghino.

Un sistema che ha garantito alle quattro italiane al via (Juventus, Napoli, Roma e Inter) introiti minimi da 35 (Roma) a 58 (Juventus) milioni di euro con un assegno per il calcio italiano non inferiore ai 170. Non è finita qui, ovviamente, perché essere in Champions significa poter lucrare contratti più vantaggiosi dagli sponsor e accedere a bonus e incentivi contrattati in precedenza. Una ruota della fortuna che gira solo per chi è dentro. Gli altri guardano e si rassegnano a veder crescere il gap competitivo con le grandi.

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