Economia

Carlo Cottarelli, le sue idee sull’economia

Conti in ordine e sì all’euro. Per il neo-premier i peccati capitali dell’economia italiana sono la burocrazia e la spesa facile. Non la moneta unica

Carlo_Cottarelli

Andrea Telara

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Per conoscere a grandi linee il pensiero economico di Carlo Cottarelli, classe 1954, cremonese di nascita, premier appena incaricato di formare un nuovo governo dal presidente della Repubblica Mattarella, non occorre leggere articoli o studi accademici particolarmente complessi. Basta leggere le recensioni e le sintesi del suo ultimo saggio, uscito nel gennaio scorso, che si intitola "I sette peccati capitali dell’economia italiana". 

E’ lì che viene esposto in sintesi il Cottarelli-pensiero, le sue analisi sui problemi che affliggono il sistema produttivo italiano e che impediscono al nostro Paese di crescere allo stesso ritmo del resto d’Europa. I sette peccati capitali dell’economia tricolore, per il neo premier sono l'evasione fiscale, la corruzione, la troppa burocrazia, la lentezza della giustizia, il crollo demografico, il divario tra Nord e Sud e, last but not least, la difficoltà a convivere con l'euro. 

Dunque, per il presidente del consiglio incaricato il problema non è l’euro ma l’incapacità del nostro Paese di avere una moneta in comune col resto del Vecchio Continente.  Si tratta dunque di un’analisi opposta rispetto a quella della nuova maggioranza parlamentare uscita dalle elezioni del 4 marzo scorso, l’asse tra Lega e 5Stelle che avrebbero voluto portare al ministero dell’economia una personalità euroscettica come Paolo Savona. 

La serie B dei no euro

Ed è proprio questa posizione sulla moneta unica di Cottarelli che fa ben capire quanto sarà difficile, se non impossibile, per il suo governo trovare l’appoggio delle Camere oggi dominate  proprio dalla maggioranza giallo-verde, cioè dal partito di Matteo Salvini e dal movimento guidato da Luigi Di Maio. Per il presidente del consiglio, che ha lavorato a lungo come economista  e dirigente al Fondo Monetario Internazionale, rinunciare all’euro è un po’ come scegliere di retrocedere in serie B con la consolazione di poter stare poi in alto nella classifica, invece che rimanere nella serie A dei paesi più ricchi. 

Ma, più che le idee sull’euro, a dividere il nuovo  premier dalla maggioranza giallo-verde è la sua visione delle politiche del bilancio pubblico. Cottarelli, soprannominato Mr. Forbici quando era commissario per la revisione della spesa dello Stato, è infatti un sostenitore del rigore nei conti.  Per lui, l’Italia dovrebbe raggiungere il pareggio di bilancio prima che finisca il quantitative easing, cioè il programma di acquisto dei titoli di stato dell’Eurozona, con cui la Banca Centrale Europea (Bce) ha riportato stabilità sui mercati dopo la crisi dello spread del 2011-2012. 

Rigore nei conti 

Altro che flat tax, reddito di cittadinanza, revisione della Legge Fornero e altre misure di spesa proposte  da Lega e 5 Stelle. Per Mr. Forbici il contratto di governo della maggioranza giallo-verde provocherebbe una voragine nei conti pubblici, con un disavanzo aggiuntivo di oltre 100 miliardi di euro e coperture di appena 500 milioni circa. 

Per Cottarelli, l’Italia ha bisogno invece della cura opposta, cioè di contenere il deficit e ridurre il debito. Del resto, ci sono paesi come l’Argentina che sono finiti sull’orlo del baratro perché facevano troppo disavanzo, non certo perché avevano un vincolo esterno come l’euro. Parola di Mr. Forbici, che probabilmente sarà tra i presidenti del consiglio rimasti in carica meno a lungo nella storia repubblicana. 

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