Economia

L’ineguaglianza economica rallenta la ripresa, ecco perché

Brookings Institute: la lotta alla disparità non è un attacco alla ricchezza, ma una mossa di cui beneficia tutta la società

Una donna fa shopping lungo Broadway (Spencer Platt/Getty Images)

Un nuovo studio rivela che la disparità fra ricchi e poveri negli Stati Uniti è più ampia che mai. E, se non saranno introdotte riforme fiscali, non potrà che diventare una condizione duratura. Lo certifica la ricerca condotta dal Brookings Institute intitolata: “Crescita dell’ineguaglianza: transitoria o permanente? Nuove prove da un campione di contribuenti americani”. Lo studio, citato da Forbes , ha preso in considerazione una finestra temporale che va dal 1987 al 2009. Cinque economisti, fra cui due della Federal Reserve e uno del Ministero del Tesoro americano, hanno studiato i dati riservati delle dichiarazioni fiscali di 34mila famiglie per capire fino a che punto la discussione sull’ineguaglianza rifletta semplicemente la volatilità del reddito, altalenante fra anni positivi e anni negativi, o sia l’indicatore di qualcosa di più grande.

La maggior parte delle ineguaglianze, dimostrano i numeri, durano per tutta la vita. “Non si tratta semplicemente dei naturali cicli economici: gli alti e i bassi sono peggiorati, i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri», commenta Justin Wolfers, co-editore delle pubblicazioni del Brookings Institute. L’ineguaglianza, dunque, rischia di diventare una condizione permanente. A dimostrazione di ciò, nel 2010, l’1% della popolazione ha portato a casa il 93% della crescita del reddito, mentre le famiglie medie americane hanno visto i loro introiti calare ai livelli del 1996. L’analisi osserva inoltre che gli alti e i bassi sarebbero meno preoccupanti per le famiglie se queste ultime potessero utilizzare risparmi, ma la crisi ha eroso questa sicurezza.

Purtroppo, per quanto efficace, il sistema fiscale con le sue aliquote progressive e le deduzioni per i figli, riesce a rallentare, ma non a ridurre l’ineguaglianza. Quando si tratta di redditi da lavoro, infatti, l’ineguaglianza continua a rimanere l’aspetto dominante. Secondo i ricercatori, è sempre più difficile per il bilancio familiare tenere il passo e questo significa che chi vive del proprio lavoro ha meno possibilità di un tempo di procedere lungo la scala sociale. Ma non solo.

Ragu Rajan, economista dell’Università di Chicago, sostiene che esista un link diretto fra l’ineguaglianza e la crisi, in quanto la prima porta le famiglie a ricorrere al credito per mantenere il proprio standard di vita. Il risultato, come certifica il nuovo studio, è che la classe media si va assottigliando sempre di più. E questo ha un impatto negativo sull’economia e sulla ripresa: «I risultati suggeriscono che la crescita nell’ineguaglianza economica si traduce in un’ineguaglianza nel consumo», concludono gli autori dello studio evidenziando come la lotta all’ineguaglianza non debba essere intesa come un attacco alla ricchezza, ma come una mossa di cui beneficia tutta la società.Una posizione condivisa anche dal Premio Nobel Joseph Stiglitz che, in un recente commento sul New York Times , avvertiva: «La nostra classe media è troppo debole per supportare il consumo che, storicamente, ha sempre trainato la nostra crescita economica».

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