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Economia

Brics e sviluppo, perché hanno fallito

Corruzione, vanità e improvvisazione alla base dell'insuccesso degli ormai ex emergenti

"I grandi emergenti hanno fallito", anche l'operato della Nuova Banca per lo Sviluppo dei Brics lo conferma", sentenzia Christopher Sabatini dalle colonne diForeign Affairs. L'autore identifica la Nuova Banca per lo Sviluppo dei Brics come ennesima istituzione creata da un sistema ormai marcio fondato su corruzione e vanità e destinato a far precipitare i tanto promettenti Brics in una strada senza uscita di povertà e sottosviluppo.

15 anni dopo, la profezia di Jim O'Neill di Goldman Sachs secondo cui Brasile, Russia, India e Cina (e dal 2010 anche il Sud Africa) erano destinate ad affermarsi come le nuove superpotenze mondiali, quanto meno su un piano economico, sembra aver ormai perso tutta la sua credibilità.

Questo non significa che i Brics non abbiano fatto tanti passi avanti, ma secondo Sabatini questi miglioramenti sarebbero andati nella direzione sbagliata. O meglio, annebbiati dal desiderio di crescere, arricchirsi e farsi ammirare per i loro risultati scintillanti, le classi dirigenti delle nazioni emergenti avrebbero trascurato troppo trasparenza, qualità e fondamentali economici. Senza rendersi conto che prima o poi ne avrebbero pagato le conseguenze.

Non esiste un solo paese Brics che non sia oggi travolto da scandali di varia natura, che denunciano sistemi in cui la corruzione è tanto profonda quanto diffusa e che, ancora peggio secondo Sabatini, ne danneggiano profondamente l'immagine. La crescita senza controllo ha permesso quindi non solo ai funzionari di arricchirsi, ma ha fatto sì che la qualità di una serie di investimenti fosse sacrificata in nome del successo. Ed è per questo che ponti e palazzine crollano con una frequenza inspiegabile in Brasile tanto quando in India e in Cina.

L'economia insegna che la crescita di un paese povero è trainata dalle infrastrutture, che oltre a modernizzare e rendere più efficiente un paese creano anche lavoro e benessere. Ma cosa succede quando la qualità di queste infrastrutture è scadente? Si possono perdere tanti investimenti, ma soprattutto si sacrificano vite umane.

Quando hanno iniziato a discutere della loro nuova Banca per lo Sviluppo, nel 2013, i Brics hanno sottolineato la necessità di assicurarsi fondi sufficienti per le rispettive necessità di sviluppo che potessero essere distribuiti più in fretta. Saltando quindi tutti passaggi che altri istituti simili impongono proprio nel tentativo di garantire un livello più alto di trasparenza e qualità. E ora, conclude Sabatini, siamo arrivati alla prova del nove: la Banca Brics ha approvato i suoi primi finanziamenti, tutti nel comparto delle energie rinnovabili: 300 milioni di dollari al Brasile, 250 all'India, 180 al Sud Africa e 81 alla Cina. Se i progetti che questi fondi verranno gestiti in maniera trasparente per mettere in piedi strutture efficienti e di buona qualità, vorrà dire che i Brics hanno imparato la lezione dal loro stesso passato e prima di ritrovarsi a dover far fronte a una situazione irrecuperabile faranno il possibile per voltare pagina. Se invece nel prossimo futuro continueremo ad aggiungere altri scandali alla già lunga lista di quelli attuali, allora non potremo fare altro che rassegnarci all'idea che i Brics abbiano fallito. Sarebbe interessante sollecitare i diretti interessati a esercitare il proprio diritto di replica.  

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Claudia Astarita

Amo l'Asia in (quasi) tutte le sue sfaccettature, ecco perché cerco di trascorrerci più tempo possibile. Dopo aver lavorato per anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong, per qualche anno osserverò l'Oriente dalla quella che è considerata essere la città più vivibile del mondo: Melbourne. Insegno Culture and Business Practice in Asia ad RMIT University,  Asia and the World a The University of Melbourne e mi occupo di India per il Centro Militare di Studi Strategici di Roma. Su Twitter mi trovate a @castaritaHK, via email a astarita@graduate.hku.hk

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