Brexit: i primi effetti sul lavoro si fanno sentire nelle Pmi

Perché per gli imprenditori è diventato più difficile reclutare i talenti necessari al business

Brexit

Turbolenze in vista per il mercato del lavoro – Credits: iStock - Bliznetsov

Stefania Medetti

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Le Pmi britanniche stanno iniziando a toccare con mano cosa significhi dire addio all’Unione Europea. Come racconta il Guardian, sono soprattutto quelle che contano sullo staff proveniente dal continente quelle che hanno difficoltà a reperire i talenti necessari allo svolgimento del proprio business.

Il polso del mercato

In base ai dati del sito di ricerca del personale Indeed, nei primi tre mesi dell’anno le candidature provenienti dall’Unione Europea sono calate del 18%, il declino più alto nella storia del sito. Fra i settori che stanno risentendo maggiormente di questo trend c’è l’ospitalità che, da sempre, conta su lavoratori stagionali provenenti dall’Unione Europea.

Sono soprattutto i lavoratori provenienti dall’Europa dell’Est quelli che hanno smesso di sentirsi benvenuti Oltremanica e, complice la svalutazione della sterlina, preferiscono sistemarsi in un paese europeo dove non devono temere di venire allontanati in futuro.

La risposta degli imprenditori

Fra gli imprenditori che risentono della scarsità del personale, c’è chi ha cominciato ad aumentare i compensi nella speranza di scoraggiare l’esodo dei lavoratori e attrarre candidati. Non manca chi rimpiazza i lavoratori stranieri con i cittadini britannici in ambiti poco qualificati come le pulizie delle stanze d’albergo: una novità fino a poco tempo fa.

Uno sguardo fuori dall’Europa

Al di là del settore dell’ospitalità, anche chi cerca personale specializzato si rende conto che il flusso di talenti che da sempre affluiva all’azienda sotto forma di curricula ha smesso di scorrere. Soprattutto nel settore tecnologico, dunque, gli imprenditori stanno valutando la possibilità di allargare la propria presenza nei mercati dell'Asia, trasferendo alcune operazioni fuori dal Regno Unito.

Ben Martin, fondatore di Brexit Tracker, un sito che monitora gli effetti determinati dall’articolo 50, conferma che la ricerca del personale è fra le tre principali preoccupazioni delle aziende, insieme allo sviluppo di nuovi mercati e della tecnologia.

“Per un lavoratore europeo, una sterlina debole significa dover guadagnare il 15% in più rispetto allo scorso per continuare a considerare il Regno Unito attraente”, commenta Martin che prevede che questa difficoltà continuerà a permanere per un altro paio di anni, fino a che i colloqui con Bruxelles saranno conclusi. 

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