Brexit: il piano della London Stock Exchange per il no deal

La Borsa si prepara allo scenario peggiore, ma avverte: potrebbe non essere abbastanza

London Stock Exchange

Il logo della London Stock Exchange - 7 agosto 2018 – Credits: iStock - code6d

Stefania Medetti

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La Borsa di Londra, la più grande piazza di trading d’Europa, ha annunciato lo studio di un piano di emergenza per fare fronte alla possibilità che il Regno Unito abbandoni l’Unione Europea senza un accordo, riferisce il GuardianSecondo gli osservatori, si tratta di un segnale che indica una reale preoccupazione per la modalità di uscita del paese dall’Ue. Il comunicato arriva a pochi giorni di distanza dalla notizia che il governo britannico ha cominciato a immagazzinare generi alimentari e medicinali in vista della scadenza di marzo.

Obiettivo: continuità

L’obiettivo dell’istituzione finanziaria è mantenere la continuità per assicurare il funzionamento del mercato e i servizi ai clienti. Fra le opzioni sul tappeto ci sono la creazione di nuove entità nei 27 paesi e la presentazione di richieste per operare nell’Unione per alcuni tipi di business. Per esempio, la Lse ha già fatto domanda per diverse licenze di trading ad Amsterdam. La piazza finanziaria, inoltre, ha ricordato che il White Paper reso noto a metà luglio è orientato a un’intesa sull’equivalenza per i servizi finanziari e non sul riconoscimento reciproco delle regole o il passporting, opzione preferita da molti degli operatori della city. Le banche britanniche, a quanto sembra, saranno obbligate ad aprire una sede in un altro paese per poter trattare su uno specifico mercato. 

La concorrenza di New York, Francoforte e Parigi

La London Stock Exchange, però, ha messo anche in guardia dalla complessità della situazione: al momento, infatti, non è chiaro quale potrà essere l’effettiva fisionomia di un no deal e questo potrebbe impattare negativamente sull’efficacia e l’applicabilità del piano. Nel conto, in realtà, non c’è solo la Brexit. Perché la London Stock Exchange processa tre quarti del mercato mondiale dei derivati, per un valore da un trilione di dollari e sa benissimo che in caso di un movimento tellurico come quello atteso per la fine di marzo del prossimo anno, le Borse di New York, Francoforte e Parigi sono pronte a conquistare una fetta del suo business. E, infatti, è già emerso che Deutsche Bank, la più grande banca tedesca, ha spostato una buona quota di derivati denominati in euro da Londra a Francoforte.

Per saperne di più:

- Brexit, la palude britannica

- Brexit: perché Theresa May non può ottenere un buon accordo


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