Brexit e referendum costituzionale: due incognite per l'economia italiana

Il Centro Studi Confindustria presenta scenari cupi in caso di vittoria del no a ottobre: il caos politico destabilizzerebbe mercati e investimenti

Renzi

Il premier italiano Matteo Renzi – Credits: ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images

Redazione Economia

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Il Centro Studi Confindustria ha tagliato le stime di crescita del Pil italiano per il 2016 e il 2017, anche a causa dell'impatto della Brexit. Secondo le nuove previsioni, la crescita sarà dello 0,8% nel 2016 e dello 0,6% nel 2017, contro il +1,4% e il +1,3% rispettivamente stimati a dicembre.

Il Csc sostiene che gli effetti della Brexit si sentiranno nel rallentamento della domanda globale, che causa una crescita più lenta dell'export, l'aumento dell'incertezza tra imprese e consumatori e la caduta del prezzo delle azioni.

In tutto, la Brexit costerà all'economia italiana 0,6 punti di Pil e 81 mila unità di occupazione in meno nel biennio 2016-2017. Vi sarà inoltre un calo di 150 euro nel reddito pro capite e 113 mila poveri in più.

Ma non c'è solo questo problema a creare non poche preoccupazioni sull'economia italiana. All'orizzonte c'è anche la minaccia della vittoria del "No" al referendum costituzionale di ottobre. Secondo Luca Paolazzi, direttore del CsC, questo scenario porterebbe l'Italia a una recessione che costerebbe 4 punti di Pil in meno nel triennio 2017-2019, 600 mila occupati in meno e 430 mila persone in condizione di povertà.

La mancata approvazione delle riforme, ha detto Paolazzi, provocherebbe un caos politico, con ripercussioni sui rendimenti dei titoli di stato in aumento, fuga di capitali dal paese, caduta della fiducia di famiglie e imprese. Il "No" provocherebbe un calo del Pil dello 0,7% nel 2017, dell'1,2% nel 2018 e un +0,2% nel 2019, in totale un -1,7% mentre nello stesso periodo sarebbe salito del 2,3%, quindi un differenziale del 4%.

Gli investimenti scenderebbero del 12,1% cumulato nei tre anni contro un +5,6%, quindi un differenziale del 16,8%. Gli occupati sono visti in diminuzione di 258 mila unità, mentre altrimenti salirebbero di 319 mila unita, quindi una differenza di quasi 600 mila unità. Infine il debito pubblico salirebbe dal 131,9% al 144% e il Pil pro capite calerebbe di 589 euro, con 430 mila persone in più in condizioni di povertà.

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