Brexit: le aziende pianificano l'uscita e la city cerca di limitare i danni

Un'inchiesta dell'Institute of Directors mette in luce le preoccupazioni dei manager

incertezza

– Credits: istock - pidjoe

In attesa del discorso del cancelliere George Osborne di questa mattina e volto a tranquillizzare i mercati sulla stabilità economica e finanziaria del Regno Unito, l'Institute of Directors, organizzazione che rappresenta oltre 30mila manager da start-up a grandi multinazionali, ha condotto un sondaggio fra oltre un migliaio dei suoi iscritti.

Quasi due terzi dei rispondenti, riferisce il Guardian, ritiene l'uscita dall'Unione Europee negativa per il proprio business. In conseguenza del voto di giovedì, il 25% degli intervistati ha deciso di mettere in stand-by i programmi di assunzione, mentre il 5% prevede già dei licenziamenti.

Il 20%, inoltre, sta prendendo in considerazione l'ipotesi di spostare una parte del business fuori dal Regno Unito in risposta all'incertezza sugli accordi che saranno raggiunti e che permetteranno o meno agli istituti di credito britannici di operare nell'Unione Europea.

Jp Morgan, in particolare, ha ipotizzato il trasferimento di 4.000 posti di lavoro, mentre Hsbc ha dichiarato che mille dipendenti saranno spostati in Francia. Si diffonde la preoccupazione che circa 100mila posti di lavoro nel settore finanziario potrebbero andare perduti se le banche dovessero accelerare nel progetto di spostare posti di lavoro oltre Manica.

Anche all'interno del settore tecnologico, c'è il timore che gli investitori si ritirino dal mercato in seguito alla sospensione dei finanziamenti europei alle start-up. Il governatore della Banca d'Inghilterra Mark Carney, in vista di nuove turbolenze dei mercati, ha deciso di cancellare gli appuntamenti in agenda per mercoledì con i banchieri centrali per supervisionare l'andamento.

All'apertura delle contrattazioni, gli analisti si aspettano una perdita del 2,8% per l'Ftse 100, pari a circa 180 punti. La City teme ulteriore volatilità in conseguenza alla fragile situazione politica che, dopo le dimissioni del Primo Ministro David Cameron, prosegue con la frattura all'interno del partito laburista.

Incertezza prolungata

La preoccupazione che gli avvenimenti politici ed economici dell'ultima settimana possano far precipitare il Paese nella recessione non è velato. L'inchiesta dell'Institute of Directors, a questo proposito, ha evidenziato come i manager stiano considerando un ampio ventaglio di opzioni, compreso il congelamento degli investimenti e il trasferimento di alcune operazioni.

Il 36% degli intervistati prevede appunto un taglio degli investimenti contro il 9% di chi intende di aumentarli, mentre meno del 50% crede che rimarranno stabili. E se gli analisti avvertono che, a differenza di quanto successo per il crack Lehman, adesso le aziende e le istituzioni hanno tempo per preparare dei piani di emergenza, la Camera di Commercio britannica ha messo in guardia dal fatto che un prolungato periodo di incertezza impatterà in modo negativo sulla fiducia, sugli investimenti e sulla creazione di posti di lavoro.

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