Brasile, dalla nautica alla sanità le occasioni perse dall'Italia

A maggio si svolge FIMAR, fiera per lo sviluppo dell'Economia del mare tra Italia e Brasile. Un settore da cavalcare prima che ne approfittino altri Paesi

Regata preolimpica a Rio

20 agosto 2015. A Rio de Janeiro, in Brasile, barche a vela in gara nella classe Laser femminile laser lungo il percorso "Escola naval" durante la Regata internazionale Aquece Rio, gara preolimpica in vista della Olimpiadi di Rio 2016 – Credits: Matthew Stockman/Getty Images

Dal 4 al 7 maggio si svolge a Centreventos Itajaí, in Brasile, la seconda edizione di FIMAR, la Fiera Internazionale specializzata nella promozione e incentivo allo sviluppo dell’Economia del Mare Brasile-Italia. Risultato degli accordi firmati tra il governo italiano, attraverso il Ministero dello Sviluppo Economico Italiano, Ucina ed il Governo di Santa Catarina, con il patrocinio del GTT Nautico SC (gruppo di lavoro composto dai Comuni e Governo dello Stato per lo sviluppo nautico locale), FIMAR è realizzata dalla BRAZIL PLANET e organizzata dalla Projecta Eventos, in collaborazione con UCINA, ASSONAUTICA ITALIANA e ACATMAR – Associazione Nautica di Santa Catarina per il Brasile. La partecipazione italiana è assistita dalla AGENZIA ICE. L'occasione è buona per fare un punto sulla situazione dell'economia brasiliana in questi mesi di crisi politica.

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di Graziano Messana
Vice Presidente della Camera di Commercio Italiana a San Paolo, General Manager di Fiera Milano in Brasile e CEO di GM Venture, società basata in Brasile dal 2006 che amministra gli interessi di diversi gruppi italiani.  

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C'è molto allarmismo sui giornali italiani ma poche analisi di merito su quanto sta accadendo in Brasile sia dal punto di vista politico sia economico. Il rischio è suscitare molti timori a investire e perdere dunque molte opportunità.

Scenario politico-economico
Ciò a cui stiamo assistendo in Brasile è una crisi prevalentemente politica che però ha una relazione molto stretta con quella economica. Quello che manca è una prospettiva chiara, la fiducia in un imminente cambiamento. Anche se tutti gli scandali che sono successi di recente, in primis il depauperamento della principale azienda statale la Petrobras, sono serviti a dare una maggiore trasparenza in Brasile.

Il giudice Sergio Moro, studioso e ammiratore dell’operazione italiana Mani Pulite, ha saputo pazientemente aspettare la ricostruzione degli schemi di corruzione, tangenti e appalti truccati fino a quando è stato in grado di arrestare, non le seconde linee ma, i presidenti delle grandi aziende brasiliane vicini al Governo. E qualche giorno fa ha convocato l’ex Presidente della Repubblica Luiz Inácio Lula da Silva. I mercati e il cambio hanno reagito immediatamente.

Quando dico che è un tema di prospettiva basti osservare l’Argentina. Nell’economia le prospettive sono migliori dei fatti. Fino a pochi mesi fa l’Argentina aveva un premio di rischio (CDS) maggiore del Brasile. Adesso, poiché si è insediato Mauricio Marci come nuovo Presidente e il Mondo crede che l’Argentina possa migliorare, di fatto le condizioni sono diventate più favorevoli.

Opportunità in Brasile
Con il tasso di cambio Reais-Dollaro che è arrivato a più di 4 le opportunità di investimento sul Brasile sono tantissime. Ma è fastidioso vedere che chi approfitta di questo unico momento sono per la maggior parte aziende europee o straniere in genere mentre quelle italiane sono più timide e restano a mani vuote.

Gli inglesi della UBM hanno comprato in sordina la Fiera Hospitalar che ruota attorno al mondo della sanità, per almeno 30 milioni di euro anche se i dati non sono stati divulgati ufficialmente. I francesi hanno fatto varie acquisizioni come l’Oreal che si è comprata la Niely Cosméticos, produttore di shampoo non premium e con fatturato di 130 milioni di euro. La Edenred (francese) ha chiuso proprio questo mese un deal con la brasiliana Embratec (mercato dei ticket restaurant) investendo circa 200 milioni di euro, una operazione che arriva dopo quella di sei mesi fa in cui un’altra francese, la UP, aveva comprato la Planvale, una azienda che fatturava 400 milioni di euro pur rappresentando appena l’1,5% della quota del mercato in Brasile su questo segmento di Ticket Restaurant, buoni carburanti e benefit in genere.

I settori che crescono, in barba alla recessione, sono la sicurezza digitale, la cosmetica e il farmaceutico. In quest’ultimo settore sempre i francesi della Unither Pharmaceuticals, specializzati nel fabbricare dosaggi unitari per le aziende farmaceutiche come il collirio monodose, hanno rilevato il 100% della Mariol e hanno subito annunciato la creazione di una nuova linea di produzione ad hoc di circa 10 mln di reais.

Per citare altri paesi, gli svedesi della Assa Bloy hanno comprato, con closing fatto quasi a capodanno, il 100% di una storica azienda di una famiglia discendente da italiani, la Papaiz e Udinese, molto nota nei catenacci e serrature. Gli spagnoli sono entrati nel settore delle agenzie di comunicazione. I cinesi hanno comprato a novembre il 24% di una aerolinea minore, la Azul, per 425 milioni di dollari.  

Per non parlare poi degli americani. Si perde il conto delle operazioni se solo si osserva il mese di dicembre 2015. Alcuni gruppi non hanno quasi fatto le due diligence approfondite vista la convenienza e l’interesse nel chiudere in pochi giorni gli affari. A dicembre la Alphaeon ha comprato la Rocol settore ospedaliero, la Devry Education si è comprata la prestigiosa università IBMEC, la General Mills ha rilevato Carolina (yogurt). Una settimana fa scopro che poco prima di Natale il moderno ospedale Samaritano è stato venduto alla United Health per 330 milioni di dollari.   

E l'Italia?
Va bene che il gruppo Gavio è entrato nel co-controllo delle autostrade Ecorodovias di recente ma una rondine non fa primavera. La realtà italiana è fatta di medie imprese e queste stanno perdendo un’opportunità unica di entrare, a prezzi di attivi molto convenienti, su un mercato molto interessante e grande come il Brasile.

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