Economia

Bankitalia: la difesa di Visco, spiegata bene

Il governatore ha tessuto le lodi della sua authority nella commissione d’inchiesta sulle banche. Il crack di molti istituti è anche colpa della crisi economica

Ignazio-Visco

Andrea Telara

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Il suo intervento era uno dei più attesi e Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia riconfermato da poche settimane in mezzo alle polemiche, ha parlato finalmente martedì 19 dicembre. Lo ha fatto di fronte alla commissione parlamentare d’inchiesta che indaga sui dissesti degli ultimi anni di diversi istituti di credito, da Banca Etruria fino alle popolari venete, passando per il Monte dei Paschi di Siena. 

Le domande dei parlamentari

L’intervento di Visco era atteso soprattutto per due ragioni, una di tipo politico e l’altra più di ordine economico-istituzionale. Innanzitutto, i parlamentari della commissione (soprattutto quelli che stanno all’opposizione del governo a guida Pd) hanno chiesto al governatore se in passato abbia mai ricevuto pressioni dal premier Renzi o dall’attuale sottosegretario alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi per  salvare la Banca Popolare dell’Etruria, istituto di credito di Arezzo caduto in dissesto alla fine del 2015, di cui il padre della Boschi è stato in passato vicepresidente. 

Il secondo motivo di attenzione verso l’intervento di Visco era legato invece al ruolo di vigilanza di Bankitalia, un’istituzione che aveva il compito di adoperarsi affinché le banche malate come la Popolare dell’Etruria non finissero in dissesto. Su questo fronte, il  governatore ha indossato i panni dell’accusato, più che del testimone dei fatti. 

Chi ha seguito le cronache delle ultime settimane, infatti, sa bene che il Partito Democratico di Renzi voleva dare il benservito a Visco e non rinnovargli l’incarico alla scadenza del mandato, accusandolo di non essersi adoperato abbastanza per prevenire le crisi di alcuni istituti di credito. Nel caso di Banca Etruria, per esempio, a detta del Pd il governatore  si porta dietro la colpa di aver spinto a favore di un’aggregazione tra l’istituto aretino e la Popolare di Vicenza, benché quest’ultima fosse altrettanto inguaiata, con i bilanci pieni di buchi e di crediti sofferenti. 

Le risposte di Visco

Come ha risposto Visco alle domande dei parlamentari? Parlando del suo operato, il governatore ha giocato in difesa. Ha ammesso che nelle banche finite in dissesto c’è stata indubbiamente una cattiva gestione da parte dei manager ma ha sottolineato pure che la situazione è precipitata quando la crisi economica ha messo in ginocchio molte aziende indebitate, riempendo di crediti sofferenti i bilanci di non pochi istituti. Inoltre, Visco ha detto pure che non c’è stata alcuna spinta da parte sua all’aggregazione tra la Popolare di Vicenza e Banca Etruria

Un po’ più articolata e ambigua è stata invece la deposizione del governatore riguardo ai suoi rapporti con l’ex-premier Renzi, verso il quale aveva ovviamente più di un motivo di astio, vista la volontà di silurarlo da parte dell’attuale segretario del Pd. Dopo aver dichiarato di non aver subito pressioni dalla Boschi per salvare Banca Etruria, Visco ha aggiunto però di aver ricevuto da Renzi delle domande sullo stato di salute dell’istituto aretino. 

Di fronte all’interessamento dell’ex-premier, il governatore ha raccontato di essersi trincerato dietro un rigoroso silenzio, spiegando che di queste cose era autorizzato a parlare per legge solo con il ministro dell’Economia. Ecco allora che sorge spontaneo un interrogativo: erano opportune o no le domande di Renzi su Banca Etruria? 

Nel mondo della politica, come spesso è già accaduto nelle scorse settimane, anche questa deposizione è stata interpretata in due modi opposti, a seconda delle convenienze. Il leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, ha immediatamente parlato di pressioni su Visco da parte di Renzi. Il segretario del Pd, invece, ha invece ringraziato il governatore per aver confermato la tesi contraria, cioè che non vi fu alcuna interferenza da parte del suo governo nelle attività di Bankitalia. Chi sperava che la commissione sulle banche facesse davvero un po’ chiarezza sui fatti degli ultimi anni, insomma, anche in questo caso è rimasto deluso. 

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