Economia

Banche Venete, perché lo Stato (alla fine) potrebbe guadagnarci

Il governo deve sborsare più di 5 miliardi di euro per salvare la Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Ma ha anche ereditato importanti beni

Padoan - Gentiloni

Andrea Telara

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Siamo fiduciosi di recuperare i 5 miliardi di euro. Parola del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che nei giorni scorsi ha rassicurato sull’esito del salvataggio delle Banche Venete (Popolare di Vicenza e Veneto Banca), due istituti messi in liquidazione da un decreto  del governo che non ha mancato di provocare un bel po’ di polemiche.

Padoan ha infatti negato che il decreto sia di fatto un regalo ai privati, benché le Banche Venete siano state cedute a Intesa Sanpaolo pressoché gratis, cioè al prezzo simbolico di 1 euro, mentre lo Stato dovrà appunto sborsare per il salvataggio la bellezza di circa 5 miliardi di euro e offrire garanzie pubbliche su altri 12 miliardi.  Viste queste cifre da capogiro, perché Padoan è così fiducioso?  


Sga e i crediti deteriorati

Per avvalorare la sua tesi, il ministro ha ricordato un particolare tutt’altro che trascurabile: se è vero che lo Stato ha dovuto tirar fuori subito un bel po’ di soldi, con il salvataggio delle Banche Venete ha però ereditato anche un parecchie di attività. Si tratta nello specifico di ben 17 miliardi di euro di crediti, in parte sofferenti (quasi 10 miliardi) e in parte problematici (circa 7 miliardi). Tutta questa montagna di prestiti finirà in una società-veicolo statale che si chiama Sga e che è già stata utilizzata per gestire una crisi bancaria risalente agli anni ’90 del secolo scorso, quella del Banco di Napoli.

Arca Fondi e le altre

Nel caso dell’istituto partenopeo, Sga è riuscita a recuperare ben 6 miliardi di euro di crediti deteriorati. Se dunque Sga rfosse in grado di incassare buona parte dei prestiti sofferenti delle Banche Venete, l’esborso sostenuto dal governo sarebbe recuperato in pieno. Senza dimenticare, poi, che Sga erediterà dalla Popolare di Vicenza e Veneto Banca alcune partecipazioni importanti come quella di minoranza in Cattolica Assicurazioni e  la quota di controllo di Bim (Banca Intermobiliare). A queste si aggiunge il 40% della società di gestione Arca Fondi, una preda ambita sul mercato e destinata a essere acquisita al 100% da Bper e della Popolare di Sondrio, due banche che già ne controllano la maggioranza. Messe tutte assieme, le partecipazioni azionarie delle Banche Venete potrebbero valere fino a 2 miliardi.


Meglio però usare il condizionale perché, come in tutte le acquisizioni, anche nel caso di Arca Fondi e delle altre società il prezzo finale dipende dalle trattative e dai rapporti di forza tra compratori e venditori. Anche per quanto riguarda il recupero dei crediti deteriorati, è difficile fare previsioni sulla cifra che potrà essere incassata.

Con il Banco di Napoli Sga riuscì a recuperare oltre il 90% dei prestiti sofferenti, una quota oggi a dir  poco inimmaginabile. Secondo i dati di Bankitalia, infatti il tasso medio di recupero delle sofferenze è sceso ultimamente al 40% circa del loro valore lordo e subisce spesso delle oscillazioni notevoli di anno in anno. Conti alla mano, però, una relazione tecnica del Tesoro sugli effetti del decreto di salvataggio delle Banche Venete ha stimato per lo Stato un guadagno netto di almeno 700 milioni di euro. Ma ci vorranno anni per capire se si stratta di stime affidabili poiché i crediti deteriorati non si recuperano certo dall’oggi al domani .

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