Economia

La Banca Mondiale taglia le stime sul pil: cosa significa

L'inefficacia delle politiche monetarie nei paesi avanzati e il calo dei prezzi delle materie prime nelle nazioni emergenti frenano la crescita economica

G7 Ise-Shima Summit

Andrea Telara

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Ci si aspettava un 2,9% a gennaio e invece, dopo 5 mesi, bisogna rivedere le previsioni, purtroppo al ribasso. Secondo la Banca Mondiale (World Bank), quest'anno l'economia dell'intero pianeta crescerà del 2,4%, cioè mezzo punto in meno rispetto a quanto stimato all'inizio del 2016. Due sono le ragioni che hanno indotto gli economisti della World Bank a correggere il tiro, purtroppo in peggio, sull'andamento dell'economia. La prima ragione è la marcia al rallentatore delle economie dei paesi avanzati, che crescono meno del previsto. Il prodotto interno lordo (pil) degli Stati Uniti salirà nel 2016 dell'1,9%, quello dell'Eurozona dell'1,6% mentre l'economia del Giappone andrà ancora a singhiozzo, con una crescita dello 0,5%.



Vanno meglio le cose in alcun i paesi emergenti (non in tutti), come l'India e pure la Cina, la cui economia dovrebbe crescere del 6,7% quest'anno, per planare al 6,3% entro il 2018. Ci sono però altri paesi in via di sviluppo che hanno ben poco da rallegrarsi nel leggere i dati della Banca Mondiale. E' il caso dei grandi esportatori di materie prime come il Sud Africa, la Nigeria, la Russia e soprattutto il Brasile, in cui si prevede una contrazione del pil di ben 4 punti percentuali, complice anche il calo dei prezzi delle commodity.


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A preoccupare noi europei, però, dovrebbero essere soprattutto le considerazioni fatte dalla Banca Mondiale riguardo alle politiche monetarie delle banche centrali. Per rinvigorire l'economia e scacciare lo spettro della deflazione, sia la Federal Reserve americana, sia la Bce, sia la Banca del Giappone, hanno portato i tassi d'interesse sotto zero. I risultati di queste manovre, però al momento non sembrano particolarmente esaltanti, visto che tutte le economie avanzate già rallentano, dopo un po' di ripresa negli anni scorsi. A circa 8 anni dall'inizio della crisi finanziaria del 2007-2008, secondo la World Bank, il pil globale resta come ingabbiato in una scarsa crescita, mentre l'alto livello di indebitamento delle imprese dei paesi avanzati li rende ancora vulnerabili alle restrizioni che ci sono nel mercato del credito. La montagna di liquidità messa in circolo dalle banche centrali, insomma, per ora non sembra essere servita a moltissimo. Per questo, il governatore della Federal Reserve, Janet Yellen e il suo collega Mario Draghi, presidente della Bce, rischiano di trovarsi davvero con le armi spuntate.


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