Economia

Banca Etruria, Boschi, Ghizzoni (e Carrai): le cose da sapere

L’ex n.1 di UniCredit testimonia davanti alla commissione d’inchiesta sulle banche. E rivela particolari finora inediti

maria elena boschi

Andrea Telara

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Gli incontri con il ministro Boschi e un’email inviata da Marco Carrai, manager fiorentino assai vicino all’ex premier Matteo Renzi.

È su questi due particolari che ha ruotato quasi per intero la deposizione di Federico Ghizzoni , ex numero uno di UniCredit, che mercoledì 20 dicembre ha testimoniato di fronte alla Commissione parlamentare che indaga sui dissesti bancari degli ultimi anni.

Cosa c’entra UniCredit

Di fronte ai deputati e senatori della commissione d’inchiesta, Ghizzoni ha parlato ben poco di UniCredit, la banca che ha lasciato nella primavera del 2016 e che, nonostante qualche problema in passato e nonostante un faticoso aumento di capitale da 13 miliardi di euro, non è mai stata seriamente nei guai.

Ghizzoni è stato in realtà convocato soprattutto per parlare dell’ormai famigerata Banca Etruria, istituto popolare di Arezzo finito in dissesto tra il 2014 e il 2015.

Che c’entra l’ex capo di UniCredit con Banca Etruria?

La risposta l’ha data nei mesi scorsi Ferruccio De Bortoli, già direttore del Sole 24Ore e del Corriere della Sera. Nel suo libro intitolato Poteri Forti, De Bortoli è stato il primo a raccontare che Maria Elena Boschi, attuale sottosegretario alla presidenza del consiglio ed ex ministro per le riforme istituzionali nel governo Renzi, incontrò Ghizzoni per caldeggiare l’acquisto di Banca Etruria da parte di UniCredit.

La versione di Ghizzoni

Boschi aveva più di un interesse al salvataggio della banca, visto che è di Arezzo e soprattutto è figlia di Pierluigi, ex vicepresidente dell’istituto toscano poco prima del commissariamento.

Dunque, una sua pressione a favore dell’acquisizione da parte UniCredit era quanto meno inopportuna per due motivi: innanzitutto, la ministra aveva un conflitto di interessi personale; in secondo luogo, si trattava di un’interferenza sulla vita di una banca privata, per giunta quotata in borsa, da parte di una delle donne allora più potenti d’Italia.

Ecco perché la deposizione di Ghizzoni era considerata così importante dai componenti della commissione parlamentare sulle banche. Parlando di fronte deputati e senatori, l’ex n.1 di UniCredit ha confermato quanto scritto nel libro di De Bortoli, cioè che la Boschi chiese di valutare la fattibilità dell’operazione Banca Etruria.

Tuttavia, l’ex n.1 di UniCredit ha detto che l’incontro fu cordiale e non ci fu alcuna pressione.

La Boschi si mostrava interessata a Banca Etruria perché, ha detto Ghizzoni, in qualità di deputata toscana era preoccupata per il rischio di una stretta creditizia nella sua regione, soprattutto ai danni degli imprenditori. Non va dimenticato infatti che a pochi chilometri da Arezzo c’era un’altra banca già pesantemente inguaiata, il Monte dei Paschi di Siena, per il cui salvataggio è stato poi necessario l’intervento dello Stato.


Quella mail da Firenze

Niente pressioni, insomma, ma un interessamento un po’ particolare. Ma c’è un altro dettaglio rivelato da Ghizzoni che è stato oggetto di ripetute domande da parte dei parlamentari della Commissione sulle banche.

Oltre a incontrare la Boschi, l’ex n.1 di UniCredit ha ricevuto anche una mail da parte di Marco Carrai, uno dei migliori amici di Renzi (probabilmente il migliore), suo testimone di nozze.

Nel gennaio del 2015 Carrai inviò un messaggio di posta elettronica a Ghizzoni (il cui testo è stato messo agli atti) in cui scriveva: “mi è stato chiesto su Etruria di sollecitarti, nel rispetto dei ruoli, per dare una risposta".

Che titolo aveva Carrai per occuparsi di UniCredit visto che era semplicemente un manager degli Aeroporti di Firenze?

Chi è stato a sollecitarlo? Ghizzoni ha detto di non averglielo chiesto, per non “aprire nuovi canali di comunicazione” poiché dell’acquisizione doveva parlare soltanto con i suoi interlocutori naturali, cioè i manager di Banca Etruria.

Come dire: meglio non domandare da chi arriva la richiesta, non si sa mai si tratti di qualche nome imbarazzante.

Accusa e difesa di Maria Elena

Dopo la deposizione dell’ex-manager di UniCredit, si è ripetuto il solito copione già visto in occasione di ogni testimonianza importante di fronte alla commissione d’inchiesta, come quelle del ministro Padoan, del presidente della Consob Vegas e dell’ex-governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.

Le opposizioni hanno chiesto nuovamente in coro le dimissioni della Boschi mentre lei, dal canto suo, si è difesa su Twitter dicendo che le parole di Ghizzoni confermano la correttezza del suo operato: non fece alcuna pressione e non fu certo lei a spingere per una proposta di acquisizione che era già stata avanzata in precedenza dai vertici della stessa Banca Etruria, con la consulenza di Mediobanca.

E Carrai? Anche lui si è difeso rivendicando la correttezza del suo operato.

In qualità di consulente, l’amico di Renzi era interessato a conoscere gli obiettivi di Unicredit riguardo a Banca Etruria perché un suo cliente stava verificando il dossier di Banca Federico Del Vecchio, istituto di Firenze controllato dalla stessa Popolare dell'Etruria. Tutto regolare, tutto trasparente, insomma, almeno nella versione di Carrai.

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