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Unicredit: dopo Ghizzoni, le sfide per il futuro della banca

Il rimescolamento del management utile per definire meglio le prossime mosse. A partire da un probabile aumento di capitale

Unicredit-sede

Andrea Telara

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La chiave per capire cosa bolle in pentola dentro il gruppo Unicredit sta in un'espressione che richiama alla lontana le crisi di governo della Prima Repubblica: mandato esplorativo. È quello che i maggiori azionisti della banca, secondo diverse indiscrezioni circolate in questi giorni, avrebbero conferito al presidente Giuseppe Vita per sondare possibili soluzioni volte a migliorare la governance della banca. Tradotto in un linguaggio più semplice: rimescolare le carte nel top management di Unicredit a partire dalla sostituzione dell'amministratore delegato Federico Ghizzoni, che infatti si è dimesso oggi.

Nulla di personale contro di lui ma bisogno di una gestione rinnovata dopo che il titolo della società ha perso ben il 48% negli ultimi sei mesi sul listino di Piazza Affari (il 16% soltanto negli ultimi 30 giorni).


Le peggiori banche del 2016 (finora)


I ribassi delle azioni Unicredit sono ovviamente legati anche e soprattutto a fattori che riguardano tutto il settore bancario italiano, oggi ancora alle prese con una montagna di sofferenze. Per risolvere il problema, l'intero sistema creditizio e il governo hanno partorito la soluzione del Fondo Atlante, di cui Unicredit è il principale contributore assieme a Intesa Sanpaolo, con un apporto di 1 miliardo di euro. In questo scenario dove ci sono questioni di fondo comuni a tutti, ogni banca si trova però di fronte anche delle incognite particolari.

Nel caso di Unicredit, secondo gli analisti, l'incognita principale è rappresentata dal rischio di dover effettuare un aumento di capitale in futuro, per evitare che il patrimonio a disposizione dell'istituto non scenda sotto i livelli di guardia e resti in linea con i parametri imposti dalle regole europee.


Le migliori banche del 2016 (almeno finora)


L'ipotesi dell'aumento di capitale è stata più volte smentita da Ghizzoni ma, secondo gli esperti di alcune case d'investimento, non è ancora del tutto esclusa. Per questo, diversi analisti consigliano prudenza con le azioni Unicredit. La scorsa settimana, per esempio, Mediobanca ed Equita Sim hanno confermato il proprio rating neutrale mentre JpMorgan ha ribadito la propria raccomandazione underweight (sottopesare in portafoglio), con un prezzo-obiettivo di 2,8 euro, leggermente al di sotto delle quotazioni attuali a Piazza Affari. Tra le grandi case d'investimento, di recente solo Morgan Stanley ha rilasciato un rating positivo: overweight (sovrapesare in portafoglio), anche se il prezzo-obiettivo è stato limato da 5,5 a 5,25 euro.

Riunione ai vertici

Mentre gli analisti si muovono in ordine sparso, i principali soci di Unicredit sono in fermento. In un summit di poche settimane fa al summit sarebbero stati presenti il consigliere di minoranza Lucrezia Reichlin, l’ex presidente della Fondazione CariVerona, Paolo Biasi, il segretario generale della Fondazione CrTorino, Massimo Lapucci e l’amministratore delegato di Carimonte, Domenico Trombone, a cui si sarebbero aggiunti alcuni azionisti privati come Francesco Gaetano Caltagirone.


Banche, quali sono le più solide


Pur confermando la stima verso Ghizzoni, gli azionisti avrebbero espresso insoddisfazione per l'andamento del titolo che nell'ultimo semestre, dalla presentazione del piano industriale, ha ceduto il 48% contro la perdita media del 39% registrata dalle banche italiane quotate in borsa.

Inoltre, nel corso della riunione sarebbe emersa qualche preoccupazione per i coefficienti patrimoniali della banca, che sono appunto di poco superiori ai minimi fissati dalla Bce (Il Cet-1 è l 10,5% circa, contro una soglia-base del 10%). Per queste ragioni, tra gli azionisti dell'istituto c'è chi ha voluto una ventata di novità nella gestione.

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