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Unicredit, perché taglia 18mila posti di lavoro

Il piano industriale della banca prevede un forte snellimento degli organici. Obiettivo: ridurre i costi di 1,6 miliardi e avere un utile di 5,3 miliardi

Gli obiettivi sono fissati a chiare lettere nel piano industriale presentato ieri dall'amministratore delegato, Federico Ghizzoni: raggiungere un utile netto di 5,3 miliardi di euro entro il 2018 e un common equty tier 1 (l'indice di solidità patrimoniale) del 12,6%, dall'attuale 10,5%. Per questo il gruppo Unicredit ha bisogno di una cura dimagrante negli organici e ha intenzione di ridurre il numero dei propri dipendenti di ben 18.200 persone. Soltanto Italia, i tagli al personale previsti sono nell'ordine di 6.900 unità. Si tratta di una prospettiva che ovviamente non piace alle organizzazioni sindacali e la Fisac Cgil, attraverso il suo segretario Elena Aiazzi, ha già parlato di “un impoverimento del gruppo”, a causa delle continue fuoriuscite di personale avvenute negli ultimi anni.


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A ben guardare, i 6.900 esuberi nel nostro paese erano già stati in parte messi in agenda lo scorso anno, quando un altro piano industriale siglato in accordo coi sindacati prevedeva il taglio di circa 5.100 posti (di cui 2.400 sono già stati cancellati), per lo più attraverso esodi incentivati. Ora, le uscite di lavoratori in Italia sono salite di 1.800 unità anche se in questa cifra bisogna ricomprendere diverse voci, come quelle relative ai dipendenti di aziende che hanno sede nel nostro paese ma che, di fatto, operano prevalentemente in altri mercati in cui è presente il gruppo guidato da Federico Ghizzoni. Tirando le somme, dunque, gli esuberi di Unicredit in Italia con il nuovo piano industriale dovrebbero superare di circa 540 unità i livelli già previsti in precedenza.


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Tra gli oltre 18mila tagli al personale in tutto il gruppo, invece, circa un terzo dovrebbe arrivare dalla cessione di società. E' il caso della controllata di Unicredit in Ucraina e della partecipazione nel gruppo del risparmio gestito Pioneer, che si è unito in joint venture con Santander Asset Management. Verranno inoltre ceduti anche business considerati poco redditizi come il leasing sul mercato italiano o le attività di banca commerciale in Austria. Per gli organici del gruppo guidato da Federico Ghizzoni, dunque, è in arrivo una bella cura dimagrante che sarà particolarmente evidente nel nostro paese, nell'arco dei prossimi 3 anni. Entro il 2018, infatti, la rete di Unicredit nella Penisola conterà “appena” 43.200 dipendenti, contro i circa 49mila attuali. La banca ha infatti intenzione di ridurre i costi per ben 1,6 miliardi di euro e rafforzare la propria strategia nel digitale, dove investirà ben 1,2 miliardi di euro. Con le nuove tecnologie che si ritagliano uno spazio sempre più significativo nel mercato bancario, dunque, non pare possibile tenere una struttura pesante di sportelli territorio.


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