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Ue: gli accordi fiscali tra Fiat e Lussemburgo sono aiuti di Stato

La vicenda è al centro di un'inchiesta dell'Antitrust sull'accordo fiscale tra il braccio finanziario del Lingotto e il Paese europeo

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Dopo Google, Apple e Starbucks, anche Fiat finisce nel mirino dell'Antitrust Ue. Da Bruxelles monta, infatti, più di un sospetto sul fatto che l'accordo fiscale ottenuto da Fiat Finance & Trade, il braccio finanziario del Lingotto, con il Lussembrugo, possa configurarsi come un aiuto di Stato e, in quanto tale, nuocere alla concorrenza.

Le ragioni dell'indagine avviata nel giugno scorso dalla Commissione europea sono state rese pubbliche oggi. Stando ai contenuti del documento di oltre 30 pagine, al centro di tutto c'è l'accordo preliminare sui prezzi delle transazioni tra imprese associate che potrebbe consentire a un gruppo come la Fiat, presente in vari Paesi, di avvantaggiarsi dei diversi trattamenti fiscali.

Libera concorrenza a rischio

In particolare, si legge nelle conclusioni preliminari del testo, l'intesa tra le autorità fiscali del Lussemburgo e Fiat Finance & Trade, "non rispetta il principio di piena concorrenza, rappresenta un vantaggio annuale che si perpetua (riguarda gli anni che vanno dal 2012 al 2016) ed è 'selettivo'.

Elemento chiave dell'inchiesta anche una lettera inviata dalla Commissione Ue al Lussemburgo, nella quale si sottolinea come siano andati a vuoto tutti i tentativi di avere delucidazioni sulla natura di tale accordo perché il Paese non rispondeva o si trincerava dietro la tutela della privacy.

In assenza di un qualsivoglia riscontro, da Bruxelles è partita la richiesta al Lussemburgo di fornire entro un mese un maggior numero di documenti per consentire ai funzionari di aver un quadro del caso più esaustivo

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