Uber: l'antitaxi diventa un caso europeo

Due autonoleggiatori della Uber si rivolgono alla Corte di giustizia: "Vigilate le norme sul libero mercato"

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Damiano Iovino

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Anche sul tavolo della Corte di giustizia europea è finito lo scontro fra taxi e autisti. E il caso, aperto da due autonoleggiatori davanti al Tar del Lazio, potrebbe avere riflessi importanti sulle polemiche sollevate in Italia dai tassisti contro la Uber, la società californiana che, con una app sugli smartphone, ha fatto partire il suo servizio di limousine a Milano e a Roma, ultime di 35 città in tutto il mondo.

I due autisti erano stati multati perché, chiamati al cellulare dal loro titolare, erano andati a prendere dei clienti senza partire dall’autorimessa. L’autonoleggiatore, in base a una legge che secondo la Uber è stata prorogata 11 volte sebbene violi le norme europee sul libero mercato, dovrebbe partire sempre dalla sua autorimessa. Invece con la Uber, effettuato il suo servizio, l’autista è disponibile per un nuovo cliente anche mentre sta viaggiando verso l’autorimessa. I due noleggiatori romani rivendicano questo diritto davanti alla Corte di giustizia europea, la cui decisione è imminente. Proprio su questi temi c’è stato un incontro giovedì 13 giugno tra l’assessore alla Mobilità di Milano Pierfrancesco Maran e gli esponenti della Uber, dopo che il comune aveva affermato che la società deve adeguarsi alle leggi italiane. La Uber si è detta disponibile ad accettare alcuni correttivi sul preventivo, mentre sull’obbligo di partire dall’autorimessa resta ferma sulla sua interpretazione della norma. Tra una decina di giorni i legali della Uber incontreranno Maran per illustrare le tesi dell’azienda.

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