La nuova chimica italiana va da Tortona a Hong Kong

Biocarburanti e polimeri "verdi": le ambizioni della Mossi & Ghisolfi passano dalla borsa asiatica

Credits: Ufficio Stampa

Martino Cavalli

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La guerra era finita da poco, bisognava inventarsi qualcosa. Vittorio Ghisolfi, anziano signore piemontese che più piemontese non si può, inizia così a raccontare la sua avventura e quella della Mossi & Ghisolfi, secondo gruppo chimico italiano dietro l’Eni (3 miliardi di dollari di fatturato, solo un decimo in Italia), che sta preparando le carte per quotare le sue attività internazionali alla borsa di Hong Kong, seguendo le orme di un’altra società italiana ben più conosciuta: Prada.

«Abbiamo fatto la nostra strada senza sollevare tanta polvere, fino a raggiungere la leadership mondiale» dice Ghisolfi. Con stabilimenti in Messico, Usa, Brasile, 600 ingegneri in India, 250 in Cina, l’azienda ha attraversato la storia della chimica dalla Montecatini alla Sir, dalla Snia all’Enimont. E lui sempre lì, a Tortona (Alessandria), a crescere fino a diventare grande con i polimeri, tanto da diventare il numero uno al mondo per il Pet, la plastica per le bottiglie. Poi ha scommesso forte sul bioetanolo, con una nuova tecnologia che consente di trasformare in carburante la vegetazione «di scarto», anziché utilizzare terreni coltivabili sottratti all’alimentazione. Una rivoluzione che, con la controllata Beta Renewables, ha raccolto interesse e capitali da industriali danesi e da un grande fondo americano di private equity, il Texas Pacific Group. Ora si prepara a invadere il mondo con le sue bioraffinerie.

Tra i mercati globali di America e Asia, anche il Sud Italia farà la sua parte, perché a Bari nascerà l’impianto dimostrativo, con un centinaio di assunzioni molto qualificate. «Ci fa piacere fare qualcosa per il Sud, saremo pronti a metà del 2014». Ma ancora non basta, perché già si profila il prossimo obiettivo: diventare i numeri uno della nuova plastica, cioè polimeri «verdi» non più derivati della petrolchimica ma della cellulosa.

Intanto si prepara lo sbarco a Hong Kong, ultima tappa della trasformazione di un gruppo familiare che oggi ha ancora una struttura classica, con il fondatore-presidente affiancato dai due figli maschi (Marco segue la finanza da Milano, Guido è un chimico con la passione della politica, supporter di Matteo Renzi sul palco alla Leopolda di Firenze e poi generoso donatore di 100 mila euro per le primarie del sindaco). Sono stati loro, i figli, che hanno dato il via all’internazionalizzazione negli anni Novanta: le acquisizioni di rami d’azienda da Shell, Rhône-Poulenc e Mitsubishi ne hanno fatto in pochi anni una vera multinazionale.

Il passo successivo è stato imparare a convivere con i soci. Adesso il grande salto, la borsa. Ma non in Italia, perché la quotazione deve dare visibilità per la raccolta di capitali. Un destino segnato, considerato che dal quartier generale di Tortona il signor Ghisolfi si ritrova ormai alla testa di una multinazionale «dove tutti parlano inglese tranne il sottoscritto». 

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