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Tim, perché lo Stato può fermare i francesi di Vivendi 

Cosa sono e come funzionano i golden powers che permettono al governo, in certi casi, di difendere le imprese nazionali

Una decisione del governo, almeno secondo il Sole 24Ore, potrebbe arrivare già oggi. L'esecutivo guidato da Paolo Gentiloni, in occasione della  riunione del consiglio dei ministri, sarebbe initenzionato a dar via all'iter per l'esercizio dei golden powers, un insieme di poteri che gli consentono di metter bocca nella gestione di Tim, colosso della telefonia nazionale che oggi è di fatto controllato da un'azienda straniera, la francese Vivendi, seppur con una quota di minoranza di poco inferiore al 24%.

L'intenzione dell'esecutivo, secondo le indiscrezioni di stampa, è imporre alcune condizioni sull'utilizzo della rete telefonica nazionale e su quella detenuta da Telecom Sparkle, controllata di Tim, che ha in dote i cavi di collegamento internazionali del nostro Paese. Ma cosa può fare di concreto il governo di Roma e come funzionano questi (finora poco conosciuti) golden powers? 

Si tratta di poteri speciali che sono regolati da una legge di 5 anni fa (la n. 21 del 2012) e da successivi decreti che ne hanno specificato meglio il  campo di applicazione. In pratica, grazie ai golden powers, il governo può decidere di interferire nella vita e nella gestione di alcune aziende strategiche di rilevanza nazionale, anche se non sono partecipate dallo Stato. E’ il caso di grandi imprese come Tim che gestiscono reti nel campo dei servizi pubblici essenziali come le telecomunicazioni, i trasporti o l’energia.

Poteri di veto

Lo Stato può per esempio può mettere il veto sulle decisioni assunte dall’assemblea di una società su operazioni straordinarie come le fusioni e le acquisizioni, oppure, quando un’impresa strategica italiana viene acquisita da qualche  soggetto straniero, il governo può imporre certe condizioni su “gli approvvigionamenti, la sicurezza delle informazioni, i trasferimenti tecnologici, il controllo delle esportazioni”.

In casi estremi di grave rischio per il sistema Paese, lo Stato può anche opporsi all’acquisto di determinate partecipazioni da parte di imprese straniere e ha comunque diritto a essere informato su certi movimenti azionari rilevanti che, come nel caso di Vivendi in Tim, possono avere impatto sul controllo dell’azienda e sugli interessi nazionali. In certe circostante, insomma, le regole europee che  di solito vietano le interferenze pubbliche nelle imprese private ammettono delle eccezioni e consentono una politica dirigista da parte dei governi.

Non va dimenticato, però, che le imprese private possono comunque fare ricorso al Tar del Lazio, cioè alla magistratura, contro le decisioni assunte dall’esecutivo in applicazione dei golden powers. Questi poteri sono infatti regolati dalla legge e devono scattare se, e solo se, c’è davvero di mezzo un interesse nazionale riconosciuto dai giudici, non per le deliberazioni arbitrarie di qualche governo di turno.

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