ThyssenKrupp-Tata: il colosso dell'acciaio, spiegato bene

Joint venture paritaria tra la società tedesca e quella indiana: 21 milioni di tonnellate annue prodotte, 15 miliardi di fatturato. E 4 mila licenziamenti

Thyssenkrupp

L'ingresso della Thyssenkrupp a Duisburg in Germania - 20 settembre 2017 – Credits: INA FASSBENDER/AFP/Getty Images

Redazione

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La fusione dei colossi dell'acciaio è cominciata. Il leader di mercato ArcelorMittal (90 milioni di tonnellate di produzione annua che si rafforzerà con l'acquisizione dell'italiana Ilva), si trova ora a dover competere con una nuova joint venture paritaria tra l'indiana Tata Steel e la tedesca ThyssenKrupp che comprenderà tutte le attività europee nella siderurgia (ma non le acciaierie di Terni, rimaste fuori dall'accordo e nell'orbita diretta di ThyssenKrupp) per un totale di 34 fabbriche sparse tra Gran Bretagna, Germania e Olanda.

Si chiamerà ThyssenKrupp Tata Steel e produrrà 21 milioni di tonnellate di acciaio l'anno a partire dal 2018 con sede in Olanda. Il giro d'affari sarà di 15 miliardi di euro. A pagare il prezzo della fusione i dipendenti: 4 mila persone (molti operai) dovranno essere licenziate per un totale dell'8% della forza lavoro.

Perché è importante

L'operazione di jv si colloca in un mercato che ha sofferto moltissimo negli ultimi anni a causa della concorrenza cinese che ha spinto incredibilmente al ribasso i prezzi dell'acciaio per i grandissimi volumi di export acquisiti negli anni.

Complici poi le politiche di dazio dell'Europa e la ripresa economica (seppur lenta) che sta creando un incremento della domanda, il settore ha ricominciato ad alzare la testa. Sebbene la vera ripresa resti ancora lontana.

Di certo l'aggregazione ThyssenKrupp Tata Steel muove il panorama degli operatori di settore affiancandosi (seppure a debita distanza) ad ArcelorMittal sul teatro della produzione e, di conseguenza, anche della definizione dei prezzi dell'acciaio sul mercato.


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