Terremoto: a rischio i distretti del Centro Italia

Tra Umbria e Marche il sisma mette in ginocchio aziende alimentari e concerie che esportano per oltre mezzo miliardo di euro

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La sede di un'azienda norcina distutta dal terremoto con i prosciutti ancora appesi - 31 ottobre 2016 – Credits: ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images

Massimo Morici

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Non ci sono solo i danni calcolabili alle abitazioni e quelli incalcolabili ai beni culturali. Il terremoto ha messo in ginocchio e rischia di mettere in seria difficoltà nei prossimi mesi migliaia di aziende in un'area, quella colpita dal sisma tra le province di Macerata e Perugia, che conta non pochi marchi del food di qualità e addirittura un distretto industriale, la pelletteria di Tolentino.

Detto coi numeri, si parla di oltre mezzo miliardo di euro di esportazioni (secondo gli ultimi dati del monitor distretti di Intesa Sanpaolo) e poco meno di 7.400 imprese, stando a una rielaborazione della Camera di Commercio di Milano sui dati di Registro Imprese, che vanno a formare un'economia soprattutto agricola (30%) e industriale, ma in cui sta crescendo il turismo.

Perché il Centro Italia colpito dal dal terremoto non è solo il cuore della cristianità medievale, da San Benedetto a San Nicola, delle chiese e dei borghi patrimonio dell'umanità, ma è anche parte di quell'Italia di provincia che, grazie all'operosità di chi vi abita, ha saputo dare origine a nomi conosciuti, su tutti Poltrona Frau e Nazareno Gabrielli, e a prodotti apprezzati dai gourmet di tutto il mondo, come il Prosciutto di Norcia, le lenticchie di Castelluccio e il ciauscolo (salame dalla pasta morbida) di Visso, il paese originario dell'ex presidente della Roma Franco Sensi (petroliere ed ex editore del Corriere Adriatico) di cui fu sindaco per una decina di anni con la Democrazia cristiana.

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I danni all'agricoltura e allevamento
Le scosse hanno fatto venir giù stalle e fabbricati rurali e lesionato caseifici, strutture aziendali e agriturismi, che peraltro devono far fronte a disdette e cancellazioni da parte degli ospiti. Ma per i danni al settore turistico bisognerà aspettare i prossimi mesi.

Secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, nell’area dei nove comuni marchigiani più colpiti dal sisma - Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera, Muccia, Pieve Torina, San Ginesio, Camerino, Caldarola, Pievebovigliana - ci sono oltre novecento aziende agricole, attive soprattutto nell’allevamento di mucche e pecore al pascolo, con la produzione di carne (Vitellone Bianco IGP) e formaggio (pecorino dei Sibillini). A Norcia invece si allevano i maiali per produrre il prosciutto di Norcia IGP, mentre nella vicina Castelluccio, il borgo umbro ormai ridotto in macerie, si coltiva la nota lenticchia IGP

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Salumi e pelletteria

Nei prossimi giorni proseguiranno gli accertamenti dei danni ai capannoni e alle attrezzature delle imprese che devono far fronte ai disagi per molti dei loro dipendenti e alle difficoltà sul fronte logistico: il sisma ha provocato 25.000 sfollati, che sono stati costretti a trasferirsi negli alberghi sulla costa, e danneggiato le strade, anche in modo irreparabile nei tratti appenninici.

Il terremoto ha reso inagibile metà delle abitazioni di una cittadina del Maceratese come Tolentino (20 mila abitanti): è la capitale del pelletteria, uno dei sei principali distretti industriali delle Marche, che conta un centinaio di aziende, circa 2.000 addetti e due brand apprezzati in tutto il mondo. Per ora non si registrano danni ai capannoni, mentre sono ancora tutte da stabilire le conseguenze del terremoto su tutta la filiera della pelle fatta da decine di imprese e micro-imprese artigianali

Quanto al prosciutto, che proprio a Norcia (Perugia), epicentro del terremoto del 30 ottobre, deve il nome (la macelleria suina si dice anche "norcineria"), gli stabilimenti dell'omonimo consorzio IGP distribuiti tra Norcia e Preci hanno subito lesioni gravissime, mentre nelle vicine Visso e Pieve Torina (Macerata) si segnalano danni agli stabilimenti della Mojoli del gruppo veronese Trinità (salumi) e della Svila, prodotti surgelati, che assieme producono un giro d'affari di circa 40 milioni di euro e danno lavoro a oltre 120 persone. Danni anche alle Cartiere Miliani Fabriano di Pioraco e allo stabilimento meccanico dell'Antonio Merloni a Matelica.

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