Telecom Italia: l'altalena in borsa e il bond di Telefonica

Con un prestito obbligazionario convertendo, gli spagnoli riducono la propria quota nella società italiana. Ora si aprono nuovi scenari

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Andrea Telara

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Un calo di oltre il 3,5%. E' l'andamento odierno a Piazza Affari del titolo Telecom Italia, dopo l'importante operazione effettuata dai soci di Telefonica. Il gruppo spagnolo ha infatti deciso di emettere un prestito obbligazionario convertendo in azioni di Telecom per un valore complessivo di 750 milioni di euro. In pratica, Telefonica ha collocato dei bond che, a una determinata scadenza (fissata nel luglio 2017), si trasformeranno automaticamente in titoli azionari della società italiana. Con questa emissione, la compagnia iberica ridurrà di oltre 6% la propria quota detenuta nel capitale di Telecom, portandola all'8-9%, dal 14,8% attuale.

Secondo molti operatori, alla base dei ribassi odierni di Telecom a Piazza Affari, ci sono soltanto ragioni di tipo tecnico (dopo i forti rialzi di ieri). Può darsi, infatti, che molti investitori abbiano preferito vendere le azioni della compagnia italiana, per sottoscrivere i bond di Telefonica, che sono comunque convertibili nei titoli di Telecom. Si tratterebbe dunque di una piccola rispolverata al portafoglio, con cui gli investitori istituzionali hanno mantenuto comunque la propria esposizione sulla compagnia italiana. Ciò che non è ancora ben chiaro, invece, è il futuro che attende il gruppo Telecom, dopo questo rimescolamento nelle carte all'interno dell'azionariato.

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La mossa di Telefonica, a dire il vero, è stata imposta soprattutto dall'Antitrust del Brasile, un paese in cui la compagnia spagnola e Telecom Italia sono entrambe presente in forze. L'autorità per la concorrenza brasiliana ha messo Telefonica di fronte a un aut aut: o riducete la vostra presenza in Brasile o diminuite la quota che avete in Telecom. Gli spagnoli hanno preferito la seconda strada, che è un po' una scelta forzata ma è anche la dimostrazione che a Madrid non credono più tanto  nelle potenziali sinergie con la partecipata italiana. Assieme al passo indietro degli spagnoli, però, in Telecom sta i per avvenire qualcos'altro di importante: la scissione di Telco, la holding che controlla oltre il 22% della compagnia italiana, partecipata da Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo (oltre che dalla stessa Telefonica). Il nocciolo duro degli azionisti di Telecom, insomma, sta per spezzarsi. Con quali prospettive? E' un interrogativo che deve ancora trovare risposta e che per gli analisti può apre scenari interessanti.

Il presidente di Telecom Italia, Giuseppe Recchi, nelle settimane scorse ha ribadito che il gruppo da lui guidato è da tempo una public company, cioè un'azienda con un azionariato diffuso, in cui nessun singolo socio ha un peso determinante nelle decisioni del management. Inoltre, secondo Recchi, con il passo indietro degli spagnoli non cambia granché nell'azienda italiana, che continuerà nelle strategie industriali già messe a punto nei mesi scorsi e non interromperà il piano di cessioni preventivato (come quella di Telecom Argentina). Tra gli analisti delle case d'affari, però, c'è chi la pensa un po' diversamente. Gli esperti di Equita sim, per esempio, ritengono che la frammentazione dell'azionariato di Telecom sia una notizia positiva, perché regala appeal speculativo al titolo. In altre parole, se oggi nessun socio comanda davvero dentro l'azienda, aumenta la possibilità di alleanze con nuovi partner o addirittura l'arrivo di qualche compratore.

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