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Telecom Italia, le prospettive per il titolo e le mosse di Vivendi

Dopo le dimissioni dell'ad Patuano, strada spianata per i francesi nel controllo dell'ex monopolista telefonico. E le azioni hanno ora appeal speculativo

Telecom-Italia-Patuano

Andrea Telara

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Un addio definitivo, con una buonuscita di 6 milioni di euro. Per il gruppo Telecom Italia, si chiude così il capitolo della gestione di Marco Patuano, l'amministratore delegato dimessosi ieri e congedatosi ufficialmente oggi, con una maxi-liquidazione milionaria. La sua dipartita dal timone dell'azienda ha come registi i francesi di Vivendi, colosso internazionale dei media presieduto da Vincent Bolloré, che oggi detiene nel capitale di Telecom Italia una quota di quasi il 23% e che rappresenta di fatto l'unico azionista capace di fare il bello e il cattivo tempo nelle decisioni importanti.

Telecom Italia: l'ad Patuano rassegna le dimissioni

A dimostrarlo è proprio il ritiro di Patuano, il quale aveva coi francesi una non trascurabile divergenza di vedute sul futuro della società. Mentre Vivendi voleva e vuole tuttora un deciso calo dei costi, l'ex-amministratore delegato avrebbe invece preferito una strategia più morbida. Da qui le sue dimissioni di ieri, che segnano appunto una svolta nella governance di Telecom.

Taglio dei costi in vista

Cosa accadrà adesso? Se lo sono chiesti in molti, tra gli analisti che a Piazza Affari seguono il titolo della compagnia di telecomunicazioni italiana. Di sicuro, l'addio di Patuano e l'imposizione di Vivendi comporteranno un cambio di rotta nella gestione, con un maggior impegno nel taglio dei costi. I francesi, infatti, chiedono da tempo una sforbiciata a molte voci di spesa, per un totale di circa un miliardo di euro, contro i 400-.600 milioni preventivati da Patuano. E così, mentre i sindacati temono adesso un piano di licenziamenti per ben 17mila lavoratori, alcune case d'affari puntano invece i riflettori sull'assetto internazionale del gruppo.

Telecom Italia e la rete: perché è così importante

Secondo l'ufficio studi di Banca Akros, per esempio, c'è la possibilità di un'accelerata del piano di vendite tra le società partecipate all'estero, a cominciare da Tim Brasil, la controllata brasiliana di Telecom Italia che un tempo era il gioiellino del gruppo che oggi, invece, non viene più considerata strategica. Anzi, proprio grazie alla vendita della controllata carioca, Telecom potrebbe ricavare quelle risorse che oggi le servono per finanziare il proprio piano di investimenti sul mercato domestico, nello sviluppo della rete a banda larga.

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Anche se ci sono un po' di incognite sul futuro della società, diversi analisti sembrano però ottimisti sulle prospettive del titolo di Telecom Italia. Merito ovviamente dell'appeal speculativo portato in dote dai rimescolamenti di carte nell'azionariato e nel top management. Oggi, infatti, c'è chi non esclude che Telecom possa entrare a far parte di un processo di fusioni e aggregazioni tra grandi compagnie telefoniche a livello continentale. Inoltre, un'accelerazione nelle vendite delle partecipate estere avrebbe sicuramente l'effetto di rendere la società più robusta dal punto di vista finanziario. Per questo, gli analisti di Mediobanca hanno un rating outperform (titolo che farà meglio della media del mercato) sulle azioni Telecom Italia, con un prezzo obiettivo (target price) di 1,32 euro, contro una quotazione attuale di 1,03 euro. Anche Banca Akros consiglia di accumulare le azioni nel portafoglio, con un prezzo-obiettivo che non supera però la soglia di 1,1 euro.

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