Telecom - 3Italia: i due vantaggi della fusione

Per Telecom dare quota al fatturato; per 3 porre fine a una situazione di sofferenza economica. In un mercato troppo piccolo per quattro operatori

Franco Bernabé, presidente di Telecom Italia (Credits: PAOLO CERRONI / Imagoeconomica)

Stefano Caviglia

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È la crisi profonda delle telecomunicazioni a rendere ipotizzabile (anche se non necessariamente realistico) l’acquisto di 3 Italia da parte di Telecom. Se ne parla con sempre maggiore insistenza da qualche settimana e la borsa sembra prende sul serio questi rumors. Il titolo di Telecom Italia si impenna quando sembra che si faccia (come è accaduto ieri in seguito all’indiscrezione che il presidente Franco Bernabè si appresterebbe a proporla al Consiglio di amministrazione dell’11 aprile) e scende quando l’operazione viene smentita.

Come sempre in questi casi, nessuno è in grado di dire se l’idea andrà in porto o meno, ma sarebbe un errore attribuire a questa eventualità un peso eccessivo e soprattutto lasciare che distolga l’attenzione da una questione di gran lunga più significativa: il fatto che il mercato italiano non offre abbastanza risorse per quattro operatori di telefonia mobile (più tutti i virtuali). Fra Vodafone, Telecom, Wind e 3 Italia uno è di troppo. Era così anche quattro o cinque anni fa, figurarsi ora che la crisi dei consumi si sta abbattendo su ricavi e margini.

I due possibili fidanzati si presentano dunque all’appuntamento tutt’altro che in grande spolvero: il più grande dei due, Telecom Italia, registra un calo di fatturato di circa 1 miliardo all’anno da sei o sette anni, mentre 3 Italia, che dovrebbe essere assorbita, non ha chiuso un bilancio in attivo da quando è nata, oltre un decennio fa. Non per niente l’ipotetica fusione non dovrebbe far circolare neppure un euro. L’incorporazione di 3 Italia in Telecom avverrebbe in cambio di una quota delle sue azioni. I vantaggi? Per Telecom ci sarebbe di certo quello di far riprendere quota al fatturato e per 3 quella di porre fine a una situazione di sofferenza economica il cui protrarsi sembra sfidare le leggi dell’economia.

Ma si farà davvero? Telecom, messa alle strette dalla Consob, ha dato stamattina una risposta che conferma e smentisce allo stesso tempo: “Lo stato assolutamente embrionale e preliminare dei contatti impedisce alla società di commentare ulteriormente la notizia”. Dall'altra parte anche da Hong Kong è arrivata la conferma di contatti preliminari ed esplorativi tra Telecom e 3 Italia spa per una possibile integrazione tra le loro attività.

A volerla leggere fra le righe sembrerebbe avvalorare i rumors dei giorni scorsi. Tuttavia vale la pena di mettere qualche puntino sulle i. Chi indica come un buon viatico per l’operazione l’imminente sblocco delle trattative per la rete di nuova generazione fra Telecom Italia e Cassa depositi e prestiti dà prova come minimo di una buona dose di ottimismo: senza neppure un calendario certo per la formazione del nuovo governo come si fa a immaginare scelte tanto impegnative da parte di soggetti pubblici?

Il management di Telecom, inoltre, è in seria difficoltà con i suoi azionisti e potrebbe avere interesse a mettere in campo qualche iniziativa per guadagnare un po’ di tempo. Vale la pena di ricordare quel che accadde qualche mese fa, quando l’ipotesi di un ingresso nel suo azionariato dell’egiziano Sawiris si sgonfiò come un soufflé il giorno del consiglio di amministrazione . Oggi le cose sembrano più concrete, d’accordo. La fusione Telecom-3 alla fine potrebbe anche arrivare in porto. Ma anche se fosse i problemi delle telecomunicazioni italiane (e di Telecom Italia in particolare) resterebbero tutti sul tavolo.

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