Telecom Italia, ecco perché non piace alle agenzie di rating

Fitch è stata l'ultima a portare la propria raccomandazione a un passo dal livello "spazzatura". I nodi sono sempre i soliti: il debito e la cessione della rete

Telecom italia

Sede di Telecom Italia – Credits: Stefano Scarpiello / Imagoeconomica

Cinzia Meoni

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Il colossale debito di Telecom Italia (28,8 miliardi di euro a fine giugno) è considerato quasi come spazzatura. Lo ha decretato anche l'agenzia di rating Fitch che ha tagliato la propria valutazione sul debito del gruppo guidato da Franco Bernabè a BBB- (l’ultimo gradino del junk, spazzatura appunto) con una previsione futura (outlook) negativa. Nei prossimi giorni altre agenzie potrebbero seguire l’esempio di Fitch, soprattutto dopo la revisione al ribasso degli obiettivi di redditività con la pubblicazione dei dati semestrali chiusi in rosso per 1,4 miliardi. Oramai tutte le tre sorelle del rating sono sull'orlo del junk per quanto riguarda la valutazione sul debito di Telecom Italia. Moody’s, un mese fa ha tagliato il proprio a Baa3 con un outlook negativo, mentre a fine maggio era stata la volta di Standard & Poor's che aveva portato la propria raccomandazione sul debito di Telecom Italia a BBB- da BBB.

Il downgrade (il taglio della valutazione), spiega Fitch, “riflette il peggioramento delle condizioni operative del business domestico di Telecom Italia a causa della pressione regolamentare, della protratta guerra dei prezzi nel mercato del mobile e della presenza di una economia debole”. Fitch continuerà a considerare Telecom una società meritevole di attirare investimenti "se il business domestico verrà stabilizzato e il debito messo sotto controllo". Un obiettivo non certo facilmente raggiungibile. Lo spazio di manovra per Telecom Italia infatti è decisamente limitato sia per quanto riguarda i livelli di redditività sul mercato italiano (l'ex monopolista è l'operatore fisso con la più elevata quota di mercato e con la maggiore redditività, pari al 48%) che sulla struttura finanziaria (negli ultimi dieci anni Telecom Italia ha infatti venduto tutti gli asset non più ritenuti strategici).

L’unica strada per risolvere una volta per tutte il nodo relativo al debito potrebbe essere lo scorporo della rete ma non si tratta di una soluzione immediata. A metà luglio infatti il cda ha deciso di sospendere il processo che, almeno nel breve termine, avrebbe aumentato le attrattive del gruppo sia alleggerendo la struttura debitoria sia rendendo la società disponibile a nuove alleanze con operatori terzi. Mettendo infatti in salvo la rete sarebbe stata assicurata l’italianità dell’asset strategico, quindi i servizi tlc avrebbero potuto essere oggetto difusioni e acquisizioni.

LE PARTITE APERTE DI TELECOM

Con il tramonto di queste ipotesi, aumentano le possibilità di un declassamento del debito a livello junk. E in questo scenario di dubbi e incertezze è evidente che ad essere penalizzato è anche chi ha comprato azioni Telecom. Il titolo che a inizio anno valeva all’incirca 0,7 euro, oggi passa di mano a 0,48. Non solo. L’azzeramento della cedola (il gruppo sui dati 2012 ha pagato 2 centesimi alle azioni ordinarie e 3,1 alle risparmio) annullerebbe il già misero rendimento del titolo, in calo oramai da anni. Una ricapitalizzazione invece diluirebbe la redditività dei singoli titoli detenuti. Tuttavia non va trascurata l’ottica speculativa. È verosimile che a breve qualcosa cambi nell’azionariato del colosso tlc. E cambiamenti al timone potrebbero dare un po’ di pepe alle quotazioni del gruppo. A settembre infatti è fissata una finestra per l’uscita dal patto di Telco il veicolo di controllo del gruppo (a cui fa capo il 22,4% della società di tlc) che lega Telefonica, Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo. E le voci di possibili addii sono sempre più sostenute tanto più che in autunno scade un finanziamento di Telco da un miliardo. Quanto al cda attuale è in scadenza con l’approvazione del bilancio 2012. Insomma quello che sta per arriva è di sicuro un autunno caldo per Telecom Italia.

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