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Tap sarà puntuale: "Le proteste non ci fermano"

Dopo il via libera del governo, Ian Bradshaw, amministratore delegato della società che costruisce il gasdotto che collega l'Italia alla Turchia, spiega i vantaggi dell’opera. E giudica "normali" le richieste dei pugliesi

La battaglia dei «no-Tap» non si ferma, neppure dopo il via libera del governo al gasdotto Tap (Trans adriatic pipeline) che collegherà l’Italia alla Turchia e da lì ai giacimenti di metano dell’Azerbaijan. Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola minaccia azioni legali mentre Marco Potì, sindaco di Melendugno (Lecce), il comune sulle cui spiagge dovrà approdare il tubo, rincara: «Ci aspettiamo che Bari impugni il provvedimento, altrimenti ci penseremo noi». Perfino il leader della Lega Matteo Salvini si mette di traverso.  Insomma, c’è ancora un clima surriscaldato contro un’opera considerata strategica dall’Europa che però spaventa parte della popolazione locale.

Ma viste da Baar, la cittadina svizzera vicino a Zurigo dove ha sede il quartier generale del Tap, le proteste vengono accolte con una fredda tranquillità. «Il Tap inizierà a fornire gas all’Italia nel primo trimestre del 2020» conferma senza un’ombra di incertezza Ian Bradshaw, 56 anni, dallo scorso febbraio managing director della società controllata da un pool di aziende europee. Fuori cade una pioggerellina che colora tutto di un grigio metallico, ma il dirigente di Manchester ha ancora caldo il ricordo del suo recente viaggio in Puglia, dove ha tranquillizzato i padroni degli uliveti interessati dal passaggio del gasdotto.

Un’esperienza insolita per un tecnico che ha lavorato per la Shell e per British gas group in giro per il mondo e che ora deve portare a termine un’opera colossale che attraversa Grecia, Albania e l’Adriatico e corre per 870 chilometri, di cui appena 8 sul suolo italiano.


Perché ha deciso di lavorare per il Tap?
Perché si tratta di un progetto con una grande importanza strategica e sociale per l’Europa: consente agli europei di importare il gas attraverso un nuovo corridoio che conduce al Mar Caspio. Questo significa poter contare su un nuovo fornitore, l’Azerbaigian, e ridurre la dipendenza energetica dalla Russia.

Quali sono i vantaggi di questa infrastruttura per l’Italia?
L’Italia aumenterà la diversificazione delle fonti di energia. E quando si aumenta il numero di fornitori, di solito si ha un abbassamento dei prezzi. Inoltre l’Italia accrescererà la sicurezza dei propri approvvigionamenti perché se un altro Paese dovesse ridurre il flusso di gas, ci sarà un fornitore in più che permetterà all’Italia di fare andare avanti l’economia.

Il Tap trasporterà circa 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, una quantità che dovrebbe coprire circa un quinto dei nostri consumi. Non è molto: potrà aumentare questo flusso?
Uno dei vantaggi di questo gasdotto è che è stato progettato per poter essere ampliato: possiamo dunque raddoppiare la sua capacità portandola da 10 a 20 miliardi di metri cubi all’anno.

In quanto tempo?
Ci vorrà molto meno tempo rispetto ai 5 anni necessari per la costruzione del gasdotto iniziale: occorrerà soltanto aggiungere due stazioni di compressione. Ma questo è un investimento che verrà preso in esame quando saranno disponibili ulteriori fonti di gas e si manifestasse anche la domanda per ulteriori forniture.

Quali sono i rischi per l’ambiente in Puglia?
Abbiamo esaminato 12 possibili luoghi, lungo la costa pugliese, dove far entrare in Italia il gasdotto e abbiamo scelto San Foca perché è quello dove l’impatto ambientale è in assoluto minore, in base all’opinione delle autorità tecniche nazionali e di studi indipendenti. Una cosa importante da sottolineare è che il tubo non arriverà sulla spiaggia, ma viaggerà dieci metri sotto terra.

Ci sono stati incidenti che hanno coinvolto gasdotti di questo tipo: esplosioni, fughe di gas, inquinamento?
Come può vedere sulla mappa che vede lì sul muro, l’Europa è attraversata da centinaia di tubi. Oggi si costruiscono gasdotti secondo i più alti standard tecnici internazionali, attentamente collaudati e sottoposti a rigidi controlli. Non ci sono specifici rischi di esplosioni o fughe di gas per infrastrutture con caratteristiche tecniche uguali a quelle di Tap. Ci saranno lievi impatti sull’ambiente durante la fase di costruzione, come è normale che sia per questo genere di realizzazioni. In Puglia avremo impatti minimi su piccole porzioni di territorio nell’area del terminale di ricezione e consegna e nella zone dell’imbocco del tunnel sotto la spiaggia.

Rischi per la salute dei cittadini?
Assolutamente no. Molte stazioni di questo tipo in Europa e nel mondo si trovano in città.

Che tipo di problemi avete incontrato in Grecia e Albania?
Nella fase di progettazione ci siamo confrontati con i governi, con i portatori di interessi, con l’opinione pubblica, con l’associazionismo. Ne sono risultate una serie di richieste di correzione del tracciato che abbiamo cercato di soddisfare per quanto possibile. Per darle un’idea, in Grecia abbiamo dovuto effettuare 127 aggiustamenti. Ora siamo impegnati a ottenere i necessari permessi di costruzione, poi avvieremo i lavori preliminari (la costruzione e l’ammodernamento di strade e ponti in Albania) in vista dell’inizio della fase di costruzione vera e propria del gasdotto nel 2016.

Ha notato una differenza nell’approccio dei governi e delle comunità locali nei tre Paesi attraversati dal Tap?
Direi di no: di fronte a infrastrutture di questo tipo le persone hanno più o meno le stesse preoccupazioni e vogliono essere informate, vogliono sapere cosa accadrà e quando accadrà. Succede sempre nel nostro settore, sia nei Paesi avanzati sia in quelli in via di sviluppo. È normale, e di solito sono richieste appropriate. E noi facciamo il massimo per fornire più informazioni possibili e per correggere le notizie non corrette. Poi c’è anche una piccola percentuale di persone ben organizzate e motivate, ostili allo sviluppo economico, che non vogliono gasdotti, impianti, centrali o industrie. Noi replichiamo con i nostri ingegneri, felici di rispondere a qualsiasi quesito tecnico sull’opera per cercare di ridurre le preoccupazioni della gente.

La proteste che avete dovuto affrontare in Puglia non sono dunque inusuali?
Non particolarmente. Continueremo a fare del nostro meglio per informare la gente e convincere i no-Tap che si tratta di una normale infrastruttura, utile e sicura.

Quanto costa il Tap?
Non abbiamo ancora un costo definito: lo stabiliremo nei prossimi mesi e penso che avremo un numero preciso alla fine dell’anno. Complessivamente per l’intero Corridoio meridionale del gas, dai pozzi nel Mar Caspio fino all’Italia, l’investimento si aggira sui 45 miliardi di dollari. Il Tap rappresenta una frazione di questa cifra.

Quanto incide l’effetto Nimby («not in my back yard», non nel mio cortile) sul costo dell’opera?
Io lavoro nel settore da più di vent’anni e di solito questo genere di costi fa parte del budget fin dall’inizio. Effettuare qualche modifica al progetto iniziale è normale.

Ora il prezzo del gas è in calo: significa qualcosa per il Tap?
In genere quando scende il prezzo del greggio (al quale è legato il prezzo del gas), le compagnie petrolifere fermano gli investimenti in grandi progetti. Questo significa che le aziende di costruzione e i subappaltatori hanno meno lavoro e quindi offrono prezzi migliori quando partecipano alle gare. Anche il prezzo dell’acciaio scende. Quindi, il ribasso del gas per noi è una buona notizia.   

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