Stress test: perché hanno penalizzato le banche italiane

Per l'Italia calcoli su scenari improbabili. E non sono stati considerati gli aiuti pubblici: 250 miliardi in Germania contro i 4 miliardi di Roma

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La sede di Banca d'Italia a Roma – Credits: ANSA

Massimo Morici

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Come quei genitori che davanti alla bocciatura dei figli se la prendono con l’operato degli insegnanti, Bankitalia e Ministero dell’Economia prendono le difese dei 9 istituti che non hanno superato gli esami della Bce su 15 scrutinati, con potenziali carenze di capitale per un totale di 9,7 miliardi di euro.

Le banche italiane bocciate dalla Bce


Le nove bocciature, però, si riferiscono solo allo scenario peggiore degli stress test condotti sulla base dei dati statici a fine 2013. Ha spiegato Via Nazionale in una nota che "nessuna banca italiana presenta carenze di capitale in base all'AQR", l'esame della qualità degli attivi, che indica la solidità di un istituto di fronte a forti perdite legate ai crediti rischiosi.

L'AQR, appunto, era una delle prove della valutazione approfondita degli istituti accanto agli stress test.

I calcoli su scenari apocalittici

A "falsare" i risultati di questi ultimi sarebbe stato proprio lo scenario avverso, appositamente costruito dalla vigilanza europea per provare la resistenza delle banche a situazioni estreme, ma del tutto improbabili, con pesanti ripercussioni sui prezzi delle case, sui mercati finanziari, sui titoli di Stato e sull’occupazione.

Nel caso dell'Italia, sottolinea Via Nazionale, si ipotizza "una grave recessione per l'intero 2014 - 2016, dopo quella già sofferta dall'economia italiana nel 2012 - 2013, che fa seguito a quella del 2008 – 2009", e "un riacutizzarsi della crisi del debito sovrano", con i rendimenti dei Btp a dieci anni al 5,9%, quasi due punti in più rispetto al valore dello scenario base, con riflessi sul capitale delle 15 principali banche italiane per quasi 4 miliardi di euro.

Insomma, difficile che gli istituti italiani reggano nel mezzo di "un collasso dell'economia italiana, con gravi conseguenze ben oltre la sfera bancaria".

Se avessimo avuto un terzo degli aiuti della Germania, quindi per circa 77 miliardi di euro, avremmo avuto un surplus Fabio Panetta, vicedirettore Bankitalia

Gli aiuti pubblici negli altri paesi
Secondo i vertici di Bankitalia chi indica la pagliuzza nell'occhio altrui si dimentica la trave nel proprio. E la trave in questo caso sono i "cospicui interventi da parte dei governi" che sarebbero dovuti entrare nella valutazione, per un corretto confronto dei risultati a livello europeo.

Perché a fronte dei soli 4 miliardi sborsati dall’Italia, si contano ben 250 miliardi in Germania, quasi 60 miliardi in Spagna, circa a 50 miliardi in Irlanda e Paesi Bassi, poco più di 40 in Grecia, 19 in Belgio e Austria e 18 in Portogallo. Una distanza abissale tanto da far dire a Fabio Panetta, vice direttore di Bankitalia, commentando a caldo i risultati, che  "se avessimo avuto un terzo degli aiuti della Germania, quindi per circa 77 miliardi di euro, avremmo avuto un surplus".

La solidità delle banche popolari
Il ministro Pier Carlo Padoan, in una nota, ha ricordato che le banche italiane si sono preparate per tempo, "completando operazioni di rafforzamento patrimoniale, cui il mercato ha risposto positivamente, riconoscendo la solidità del sistema bancario italiano anche prima della pubblicazione dei risultati".

È il caso, in particolare, di sette istituti della galassia delle popolari che, trovandosi sotto la soglia alla fine del 2013, hanno già raccolto più di 8 miliardi. Per loro si tratterebbe solo di una bocciatura "formale".

Se si tiene conto degli aumenti di capitale andati in porto nei primi 9 mesi del 2014, quindi, nessuna banca registra una carenza con riferimento all’AQR o allo scenario di base della prova di stress, mentre il numero di istituti sotto il limite previsto per lo scenario avverso della prova di stress test scenderebbe da 9 a 4.

E considerando, infine, le altre azioni patrimoniali già intraprese nel corso del 2014 dalle Popolari di Milano e Vicenza, il numero di banche con residue carenze di capitale si restringerebbe ulteriormente a Mps e Carige.

Per entrambe c’è poco da fare: dovranno rafforzare il capitale rispettivamente per 2,1 miliardi (che Bankitalia riduce a 1,35 miliardi al netto dell'impegno alla restituzione dei Monti Bond entro l'orizzonte dello stress test) e 814 milioni.

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