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Sofferenze: ecco le banche che ne hanno di più

Crescono i crediti dubbi in pancia agli istituti che necessitano secondo gli analisti di 40 - 60 miliardi di capitali freschi per rimettersi in carreggiata

Rocca Salimbeni, sede di Mps (credits: Carlo Ferrando/Ansa)

La crisi che sta affossando in Borsa i titoli delle banche italiane ha un’origine ben precisa: la montagna di sofferenze in pancia agli istituti. Prestiti concessi in passato, soprattutto a imprese, e che difficilmente torneranno indietro.

Bankitalia, nell’ultimo Supplemento al bollettino statistico dedicato a moneta e banche, indica una cifra: 200 miliardi di euro a maggio, in crescita dai 198 miliardi di aprile. Il ministero dell’Economia (qui il comunicato ufficiale) sempre a maggio ha provato a fare chiarezza sul totale dei crediti deteriorati, che comprendono anche gli incagli e altre categorie di crediti dubbi, basandosi sui dati di Bankitalia: 360 miliardi di euro, di cui 210 miliardi di euro sono sofferenze lorde.

Le sofferenze nette, al netto di svalutazioni e accantonamenti già operati nei bilanci bancari, ammontano invece a 87 miliardi di euro, mentre le garanzie e coperture ammontano a 122 miliardi di euro. La fotografia, però, risale alla fine 2015.

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Le stime degli analisti

Le stesse cifre compaiono in una nota dello scorso 16 giugno degli analisti di Berenberg, una storica banca di investimento di Amburgo, secondo cui il sistema bancario italiano per rimettersi in sesto avrebbe bisogno di 45 miliardi di euro di capitali freschi.

Un’altra stima ancora è quella di S&P Global Market Intelligence, del gruppo Standard & Poor’s, aggiornata al 4 luglio e riferita ai crediti deteriorati lordi delle 13 principali banche presenti a Piazza Affari alla fine del primo trimestre 2016: 260 miliardi di euro.

Gli analisti americani fanno notare che oggi i tredici istituti dispongono di riserve per 119 miliardi di euro che garantiscono una copertura del 45,7% sul totale dei crediti dubbi e hanno bisogno di almeno 37 miliardi per raggiungere il 60%. Numero che sale a 63 miliardi per arrivare al 70%, di cui oltre 9 miliardi per la sola Mps.

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Quanto pesano i crediti dubbi

Ma oltre all'ammontare delle sofferenze, bisognerebbe guardare anche quanto pesano i crediti deteriorati sul totale dei crediti verso la clientela e sul patrimonio della banca.

Lo ha fatto la Uilca, il sindacato dei bancari della Uil, in uno studio anticipato dalla Stampa. Stando alla ricostruzione, UniCredit, Intesa Sanpaolo e Mps hanno il più alto numero di sofferenze in pancia, rispettivamente per 20,17 miliardi (su 483 miliardi di crediti netti totali), 15,12 miliardi (su 361 miliardi) e 10,18 miliardi (su 113 miliardi).

I due principali gruppi hanno le spalle sufficientemente larghe per sostenerne il peso: sottraendo le sofferenze all’intero patrimonio si otterrebbe in entrambi i casi un saldo ampiamente positivo e UniCredit, inoltre, ha avviato un piano per rafforzare il capitale. Mps invece rischia di andare in rosso per mezzo miliardo utilizzando tutto il patrimonio per azzerare i crediti di difficile riscossione, tant'è che la Bce nelle scorse settimane ha chiesto alla banca senese di smaltire in tre anni un pacchetto consistente di crediti difficili (10 miliardi).

Situazioni critiche per l'alto livello dei crediti deteriorati, infine, secondo la Uilca sono anche quelle di Veneto Banca (4,9 miliardi, pari al 22,5%), Banca Carige (1,4 miliardi pari al 18,9%), Credito Valtellinese (1,2 miliardi pari al 17,9%) e Banco Popolare (6 miliardi pari al 17,4%), che però ha messo i conti in sicurezza grazie a una ricapitalizzazione da 1 miliardo e alle nozze con la Bpm.


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