Aziende

Sodexo, leader del "rating di legalità"

Il colosso francese della ristorazione collettiva in Italia ha ottenuto il massimo punteggio: massimo rispetto delle leggi in un'attività multilocale

Tereos Syral Marckolsheim - 11 / 03 / 2013

Sergio Luciano

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Sì, la ristorazione collettiva è l’origine e tuttora il “focus” dell’attività aziendale, ma “facciamo oltre cento mestieri!”, ricorda con marcato orgoglio aziendale Edoardo Venturini, di Sodexo Italia, filiale del gruppo francese leader mondiale nelle mense aziendali. “E cerchiamo di farli tutti aggiungendo qualtà alla vita di chi lavora studia, sta in ospedale, in caserma, ovunque”. Uhm, bello, come slogan, “vendere qualità di vita”: ma sarà vero? Non sarà invece che poi, alla fin fine, anche questi giganti del vassoio sono come tutti gli altri, vivono di centesimi a pasto contesi nelle gare d’appalto, con quel sapore indistinto di mensa aziendale che aleggia nell’immaginario collettivo di tutti noi?

È anche per qualificare al massimo la propria attività in Italia, superando le pastoie dei luoghi comuni, che la Sodexo ha deciso di sottoporsi a quella specie di “check-up” dell’etica d’impresa rappresentato in Italia dal rating di legalità, gestito dall’Autorità garante per la concorrenza e il mercato e dall’Anac, l’Autorithy anticorruzione di Raffaele Cantone, e ha ottenuto il punteggio massimo previsto: tre stelle.

Significa che le procedure e i regolamenti interni adottati da Sodexo “non solo sono costruiti per osservare le leggi, ma vanno anche al di là della norma, la scavalcano per rigore, ed è appunto quel che cerchiamo di fare noi, anche se costa”, spiega Venturini. “Mettiamo da sempre al primo posto la correttezza e l’affidabilità in ogni ambito di attività, e siamo fieri che con questo rating…si veda!”.

Qualche dato: in Italia oggi Sodexo conta 10.500 collaboratori e 8.000 aziende o enti pubblici clienti (più o meno metà e metà); ogni giorno 380 mila italiani utilizzano la ristorazione del gruppo e i beneficiari degli altri servizi sono 450 mila. Nel mondo i numeri esplodono: Sodexo conta oggi 420 mila collaboratori, che ne fanno il diciannovesimo datore di lavoro privato del mondo in 80 Paesi, con 75 milioni di clienti in 32 mila punti di servizio,19,8 miliardi di euro di fatturato consolidato e 15 di capitalizzazione borsistica.

Detto ciò, che significa in concreto, “facciamo cento mestieri”? “Le faccio un esempio”, spiega Venturini: “Una ditta ci affida in blocco non solo le mense ma anche la vigilanza. Tra le strutture aziendali che ci vengono affidate c’è anche un cane da guardia, un cane lupo. E noi che facciamo? Organizziamo un servizio di dog-sitting. Oppure: gestiamo la logistica di un grande centro direzionale, con un grande parcheggio all’aperto, confinante con un’area boschiva ricca di uccelli. Ovvio che le auto in sosta fossero bersaglio facile per gli stormi, mi sono spiegato? Ebbene, su richiesta del cliente, abbiamo organizzato un servizio di falconeria che ha messo in fuga l’eccesso di volatili”.

Le tre grandi categorie di questi mestieri sono dunque ristorazione, manutenzione e pulizia. Certo, in questi ambiti alcuni di questi mestieri sono a rischio: la sensoristica avanzata, ad esempio, tagliare gli spazi alla vigilanza umana. “Sì, ma il ruolo dell’uomo resta centrale. Anzi: siamo convinti che in molti di questi mestieri potranno, un domani, confluire alcuni di coloro che non troveranno più lavoro nelle fabbriche automatizzate. Per esempio l’assistenza agli anziani, sempre più necessaria con l’allungarsi della vita media e, in Occidente, col rarefarsi delle famiglie con figli”.

In realtà, quello di Sodexo è un “lavoro multilocale”, dove poi la qualità dei servizi è e resta affidata alla buona volontà, oltre che alle capacità, degli addetti che operano materialmente nei diversi contesti. Chi si accorge per tempo che la serratura di una toilette è rotta e la fa riparare, evitando quella sensazione di sciatteria che rende tanto spesso deprimenti i luoghi di lavoro? “Le nostre persone”, esclama Venturini, “E chi si accorge che la lampadina dei disimpegno delle scope è bruciata? Idem. Monitorare rapidamente ed efficacemente tutto questo è e resta mansione umana: anche se c’è un cruscotto di segnalamento, bisogna poi tenerlo d’occhio e intervenire con tempestività”.

Quindi, vai con la formazione, costante, anche insistente. L’Italia, su questo terreno, va forte: “Ogni anno facciamo una survey (un sondaggio, ndr) sull’engagement delle nostre persone”, continua Venturini, “e l’Italia è risultata nel nostro mondo ‘best employer’, con un tasso dell’81% di adesione profonda alla mission aziendale: e anche sul concorso dei filmati aziendali, 100 affluiti da tutto il mondo, l’Italia ha vinto il primo premio”.

C’è spirito di corpo e c’è anche severità nei controlli: per esempio, Sodexo ha introdotto nel suo regolamento il “whistleblowing”, cioè la delazione del dipendente contro il collega infedele, che truffi l’azienda o cerchi di negoziare qualunque forma di illecito con l’esterno, ma queste delazioni non vanno rese ai propri capi bensì a un ente esterno, per prevenire distorsioni opportunistiche.

Al vertice di quest’azienda-nazione – Sodexo ha più dipendenti di quanti abitanti abbia Malta, e fattura più del Pil della Georgia – c’è come presidente onorario il fondatore Pierre Bellon, 86 anni di lucidità, che ha da tempo passato le leve della gestione alla figlia Sophie, una carriera fatta al di fuori dell’azienda paterna, nominata da un comitato-nomine dove il padre non siede. E due anni fa la famiglia ha firmato un patto di lock-up che la vincola a non vendere per i prossimi cinquant’anni, rendendo di fatto l’azienda non contendibile: ma il titolo è salito, all’annuncio, sul listino di Parigi. Come dire: squadra che vince, non si cambia.

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