Snai, rischio scissione tra i concessionari

Le agenzie di scommesse guidate dall'ex presidente Francesco Ginestra promettono battaglia. Sullo sfondo la crisi del settore e il ritorno del gioco illegale

– Credits: Una sala scommesse della Snai (credits: Getty)

Gianluca Ferraris

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Acque agitate in casa Snai, il principale operatore nazionale per la raccolta fisica di scommesse. Un gruppo di concessionari, che si riconoscono nell’associazione di categoria Agisco guidata proprio dall’ex numero uno dell’azienda lucchese Francesco Ginestra, ha annunciato ieri di avere avviato le procedure per recedere dai contratti concessori.

Dietro la scelta di Ginestra e soci, che hanno fondato l’associazione a fine 2013 sulla ceneri della vecchia AssoSnai (maggiormente vincolata alla capogruppo, della quale prima dell’ultimo aumento di capitale controllavano buona parte del non flottante) c’è un contenzioso che riguarda numerosi aspetti della nuova gestione. Il calo di fatturato, costantemente eroso dall’online, e lo stato di gran difficoltà in cui versa l’ippica (secondo bacino di raccolta dietro al calcio) hanno messo a rischio i margini di molte agenzie, che oggi totalizzano poco più di un quarto degli introiti complessivi e rischiano la abbassare le saracinesche.

Ma a fare inquietare i gestori "secessionisti" è soprattutto il ritorno dell’azzardo illegale. Tra Ctd (i famigerati centri trasmissione dati che pagano le tasse all’estero, chiusi e riaperti più volte da sentenze di diverso orientamento) o e negozi privi di autorizzazione, magari controllati dalla criminalità organizzata, Confindustria ha censito nel 2013 ben 4 mila esercizi irregolari. "Una rivalità che agli occhi degli scommettitori può rappresentare una semplice differenza di quote e di offerta" come aveva spiegato pochi mesi fa a Panorama lo stesso Ginestra, "ma che allo Stato costa parecchio in termini di erario, e che danneggia soprattutto i piccoli operatori del settore, famiglie che magari hanno investito tutto per acquistare una o due licenze di betting e oggi rischiano di chiudere".

I numeri gli danno ragione: l’evasione stimata ammonta a quasi 400 milioni di euro, mentre la raccolta ufficiale, dopo 7 anni di crescita costante, nell’ultimo biennio ha accusato per la prima volta una lieve flessione, anche se il numero delle agenzie ha continuato a crescere, con situazioni di concorrenza selvaggia soprattutto nei grandi centri urbani. "Servono leggi più severe, anche a favore degli utenti" spiega a Panorama.it uno dei concessionari "ribelli". "Ma se governo e Monopoli non interverranno duramente, come hanno fatto per stroncare le slot abusive, saremo costretti alla serrata per difendere i 28 mila posti di lavoro a rischio".

Per ora è stato chiesto un incontro urgente con il management di Snai, alla presenza dei vertici di Aams. Incontro che potrebbe tenersi già prima della pausa agostana e al quale potrebbe unirsi, in qualità di supervisore e garante, anche il Ministero dell’Economia, che proprio in queste ore ha deciso a sorpresa di alzare il prelievo fiscale sulle slot di ultima generazione, le cosiddette Vlt. La speranza di tutti è che si arrivi a una ricomposizione della frattura, ma in questo momento non è affatto scontato. 

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