Aziende

La scelta di Bernabè

Monti lo voleva nel suo prossimo, agognato governo. Ma ora il presidente di Telecom Italia deve resistere sulla sua (scomoda) poltrona

Franco Bernabé, presidente di Telecom Italia (Credits: Imagoeconomica)

Mario Monti aveva pensato a lui per sostituire Corrado Passera, l’apostata, nell’ingrato compito di ministro dell’Economia nel prossimo governo. Ma la Lista civica del premier uscente è andata com’è andata e Franco Bernabè, presidente della Telecom Italia, che peraltro, lucido e gelido come sempre, ci aveva contato poco, ha dovuto accantonare questa possibilità di uscita in grande stile dalla sempre più stretta poltrona di presidente con un po’ di poteri della tormentata ex Sip.

«Il mio impegno è resistere e non gettare la spugna, continuare nell’interesse della società e dei dipendenti. Resistere, resistere, resistere» ha detto secondo l’Ansa, parlando a una riunione di piccoli azionisti dell’associazione Asati. Resistere a chi? A tutti: ai suoi grandi azionisti, innanzitutto, cioè la Telefonica, che voleva fare un boccone della Telecom e ha perso i denti (cioè i soldi) ma non l’appetito. Ai soci italiani Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo, che maledicono il giorno in cui hanno fatto questa operazione di sistema costata già 4,5 miliardi di svalutazione della partecipazione del 22,4 per cento che fa capo alla loro holding Telco, più della metà dell’originario valore. Ma anche ai concorrenti in Italia, desiderosi che la Telecom venda la rete, che Bernabè invece vuole tenere, liberalizzando il «fisso» quel tanto che proprio serve e non di più. E ai concorrenti nel mondo, cui fa gola soprattutto il business in Sud America. Contro il top manager una critica ricorrente: troppo attendismo.

Però Bernabè non crede ai miracoli. Convive con l’amministratore delegato Marco Patuano, impostogli dalla Mediobanca. Esitava sulla vendita de La7, poi ha forzato per accogliere l’offerta di Urbano Cairo contro il rilancio della Clessidra, suscitando altre perplessità. Se è vero che al prossimo giro di rinnovi, nell’assemblea del 2014, i soci potrebbero volerlo mandare a casa, è ancora più vero che forse solo Bernabè sa se fra un anno i soci di riferimento saranno ancora gli stessi di oggi.

Leggi Panorama on line

© Riproduzione Riservata

Commenti