Salone di Ginevra, la crisi al centro della kermesse

Per far fronte al calo di vendite Fiat punta sull’alto di gamma, Ford e Peugeot tagliano gli stabilimenti, Opel sforna nuovi modelli e Vw guarda al mercato mondiale

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Un'immagine del Salone dell'auto di Ginevra – Credits: Ansa

Giuseppe Cordasco

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Finalmente ci siamo. Apre oggi ufficialmente i battenti al grande pubblico il Salone dell’auto di Ginevra , dopo che in questi giorni gli spazi espositivi erano stati riservati agli addetti ai lavori. Come sempre accade i visitatori saranno attratti dai nuovi modelli in mostra, e tra questi certamente quest’anno spiccherà LaFerrari , il nuovo gioiello di casa Maranello che promette di attirare verso il proprio stand migliaia di curiosi. Eppure, sull’intera manifestazione, non potrà non aleggiare lo spettro di un mercato dell’auto che proprio in Europa è in profonda crisi. Nel 2012 si è registrato un tonfo delle immatricolazioni che nei Paesi dell’Unione europea è stato dell’8,2%. La crisi non ha risparmiato nessuno, ma quello che risulta evidente sono le diverse strategie industriali che a livello dei singoli Paesi sono state adottate dai vari marchi per provare a venire fuori dall’impasse. Conviene allora vedere i casi più eclatanti, immaginando che di questi temi, seppur in maniera meno tecnica, ma certamente altrettanto preoccupata, si continuerà a discutere tra gli affollatissimi stand di Ginevra.

Tedeschi, c’è chi vola e chi crolla
I costruttori tedeschi sono stati in questi mesi i più ostinati nel rifiutare qualsiasi intervento di carattere complessivo sul mercato dell’auto che potesse giungere da Bruxelles. Forzati inutilmente su questo fronte da Sergio Marchionne che, in qualità di presidente dell’Acea, l’associazione dei costruttori europei, ha più volte chiesto che si intervenisse con una razionalizzazione della produzione simile a quella operata negli anni passati per l’acciaio. Niente da fare. Volkswagen, Mercedes e Bmw, forti di perdite di mercato considerate ancora minime, hanno difeso la propria autonomia spingendo affinché ogni Paese attuasse politiche proprie. E in questo senso Vw in particolare può cantare vittoria, visto che in Europa fa segnare un calo minimo dell’1,6% mentre a livello mondiale fa registrare risultati record. Ormai la casa di Wolfsburg pensa in grande e l’obiettivo industriale dichiarato è quello di diventare il primo costruttore mondiale entro il 2018.

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Una logica individualistica che però, a livello comunitario, non stanno pagando solo i marchi di altri Paesi, ma anche i tedeschi come Ford e Opel. Il primo lascia sul terreno nel 2012 un pesantissimo -13% ed è costretto a rivedere la propria organizzazione annunciando la chiusura di ben tre stabilimenti , uno in Belgio e due in Inghilterra. E va anche peggio alla Opel che cede un pesante -15,8%. Nonostante il marchio controllato dalla General Motors abbia sfornato un numero considerevole di nuovi modelli, questa strategia non sembra aver dato finora i frutti sperati e da tempo gli americani starebbero pensando di disfarsi di una casa che ormai genera solo perdite.

Francesi, un baratro che ingoia tutti
Se in Germania per qualcuno che piange c’è qualcun altro che ride, totalmente negativa è invece la situazione in Francia. Vanno male le cose per il Gruppo Psa Peugeot Citroen , che nel 2012 ha visto le proprie vendite calare in Europa del 13%, e vanno ancora peggio alla Renault che accusa un pesantissimo -19%. Insomma, un bagno di sangue che ha costretto Peugeot ad annunciare la chiusura dello stabilimento di Aulnay dove lavorano circa 7mila operai. A Ginevra entrambi i marchi arrivano con nuovi modelli, in particolare la Peugeot cercherà di lanciare la 208 erede di quella 205 che tante soddisfazioni aveva dato. Eppure le prospettive restano fosche, al punto tale che il governo socialista di Hollande ha deciso di scendere pesantemente in campo per evitare nuovi drastici cali di occupazione. Al momento però, considerando che i primi due mesi del 2013 sono stati ancora negativi per le immatricolazioni, prevedere una ripresa a breve è quanto mai irrealistico.

Italia, Fiat tra fusioni e ingresso nell’alto di gamma
Molto nera è anche la situazione in Italia, come più volte ribadito dallo stesso numero uno di Fiat Sergio Marchionne. Il Gruppo ha perso, a livello continentale il 16,1% e ha dovuto metabolizzare la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese , dove comunque il futuro degli ex-lavoratori Fiat è ancora in alto mare. Da tempo però  il manager italo-canadese ha assicurato che non ci saranno altre chiusure. Semmai si punta ad un rilancio provando a sfidare i marchi tedeschi sul fronte dell’alto di gamma . Per questo motivo è stato rinnovato completamente il sito di Grugliasco, dove dovrebbe partire la produzione della Maserati, e sarà rinnovata una linea di produzione dello stabilimento di Melfi. Qui dovrà essere prodotto infatti tra gli altri un Suv della Jeep. Per il momento però di certo c’è solo la cassa integrazione che durerà due anni. Però sono comunque segnali che dimostrano che l’attenzione della Fiat sull’Italia e sull’Europa resta viva. E questo nonostante le sirene americane di Chrysler che vorrebbero spingere il Lingotto a puntare in esclusiva sul mercato statunitense. Intanto a far discutere, anche a Ginevra, è il programma di fusione tra i due marchi che, nonostante mille difficoltà, va comunque avanti.

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