Aziende

Ryanair, la strategia di O'Leary e del primo accordo sindacale

Il vettore low cost ha riconosciuto l’Anpac, sigla dei piloti, gli unici che al momento potrebbero davvero mettere in crisi l’attività dell’azienda

Michael O’Leary

Giuseppe Cordasco

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E alla fine anche Ryanair ha ceduto alle pressioni dei sindacati. Per la prima volta infatti da quando opera in Italia, il patron del vettore irlandese, Michael O’Leary, ha firmato un accordo che riconosce ufficialmente una sigla sindacale, e più precisamente l’Anpac, l’organizzazione che tutela gli interessi della categoria dei piloti.

Una circostanza, questa dell’intesa, tanto più straordinaria se si pensa che lo stesso O’Leary, in una delle sue tante perentorie dichiarazioni, tempo fa aveva sentenziato che i sindacati sarebbero entrati in Ryanair, soltanto quando sarebbe “ghiacciato l’inferno”.

Eppure, dopo trent’anni di attività, il vettore irlandese è dovuto scendere a più miti consigli e a qualche giorno dalla firma di un’intesa con i piloti inglesi del sindacato Balta, ora è la volta proprio dell’italiana Anpac. Ma cosa ha spinto O’Leary a fare retromarcia su un punto che sembrava per lui indiscutibile, ossia l’indisponibilità a trattare con sigle sindacali?

Piloti indispensabili

Le ragioni di questo vero e proprio cambio di rotta di O’Leary, è da ricercarsi fondamentalmente nel ruolo strategico che giocano in particolare i piloti italiani nell’attività del vettore low cost irlandese.

Proprio in Italia infatti sono di stanza 80 dei complessivi 400 aerei in dotazione alla Ryanair, quindi qualcosa come il 20% di tutto il corpo piloti della compagnia. Una circostanza che ha fatto sì che ogni qualvolta i piloti abbiano messo in atto delle agitazioni sindacali in Italia, ne abbia risentito in maniera significativa l’attività di tutta l’azienda.

Da qui la scelta di avviare una trattativa, durata circa due mesi, che ha visto diretto protagonista Eddie Wilson, capo del personale di Ryanair, e che ha portato come detto al riconoscimento ufficiale dell’Anpac. Tra l’altro, dopo l’Inghilterra e l’Italia, probabilmente anche in Spagna, altro mercato fondamentale per la compagnia di O’Leary, si dovrebbe arrivare a un’intesa con i piloti.

E gli altri dipendenti?

Se i piloti possono dunque cantare vittoria, avendo vinto il duro braccio di ferro con Ryanair, per gli altri dipendenti della compagnia, il riconoscimento sindacale resta, per il momento, solo una chimera. A cominciare dagli assistenti di volo, con i quali c’è stato sì un confronto, ma per il momento nessuna trattativa è stata avviata.

Ancora peggio sembra andare alle sigle confederali, ossia i sindacati di settore di Cgil, Cisl e Uil, le cui richieste, almeno per il momento, sono rimaste del tutto inascoltate e il cui ruolo non viene in nessun modo riconosciuto. Una circostanza che secondo alcuni esponenti dei sindacati confederali richiederebbe un intervento diretto delle istituzioni pubbliche nei confronti di Ryanair.

Per il momento, O’Leary sembra però aver già fatto un grosso passo in avanti rispetto alle proprie posizioni iniziali di totale intransigenza, e chissà che questo non sia l’avvio di un percorso più articolato nel rapporto con i sindacati, a cominciare da quelli italiani. Staremo a vedere.

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