Aziende

Renault, il dieselgate e il crollo del settore auto

La casa francese è sospettata di frodi sulle emissioni dei motori. Bufera anche su Fca, accusata di gonfiare le vendite di alcuni concessionari

Brussels Motor Show

Andrea Telara

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Case automobilistiche diverse, stessa accusa. Dopo la bufera che lo scorso anno ha colpito Volkswagen, ora anche il gruppo Renault è sospettato di aver taroccato i dati sulle emissioni inquinanti dei motori, anche se per adesso la società transalpina ha smentito di aver compiuto irregolarità. La polizia antifrode francese ha però eseguito delle ispezioni in ben 4 siti e centri di ricerca della casa automobilistica. Com'era prevedibile, non appena è circolata la notizia, il titolo della società francese ha avuto un vero e proprio crollo alla borsa di Parigi.


Renault, si teme un nuovo Dieselgate


Dopo aver registrato alle un ribasso massimo del 20%, le azioni Renault hanno contenuto un po' le perdite nel pomeriggio, facendo segnare comunque una flessione di oltre l'8%. Non sono ancora ben chiari i contorni di questa inchiesta che, sulle borse internazionali, ha poi fatto crollare anche i titoli delle maggiori case automobilistiche e ha trascinato al ribasso tutti i listini: da Milano a Francoforte, infatti le più importanti piazze finanziarie europee perdono infatti a fine giornata circa un punto percentuale.

Computer sotto sequestro

Le unità di Renault perquisite sono il centro ingegneristico di Lardy, località a sud di Parigi, il centro tecnologico di Guyancourt e quelli di Plessis-Robinson e Boulogne-Billancourt, sempre nelle vicinanze della capitale transalpina. Una nota ufficiale di Renault ha confermato l'esistenza delle ispezioni ma ha negato che, al momento, i controlli abbiano rilevato delle irregolarità. In base a quanto è trapelato finora, le indagini sarebbero iniziate a ottobre per volontà del ministero dell'ambiente guidato da Ségolène Royal, attraverso una struttura che si chiama Direction Générale de l'Energie et du Climat (Dgec).

Secondo l'agenzia France Presse, che ha citato come fonte esponenti del sindacato Cgt, il 7 gennaio scorso una investigazione della polizia antifrode nel sito di Lardy ha portato al sequestro di alcuni computer. È proprio questo sequestro che fa circolare nella comunità finanziaria il sospetto che Renault abbia compiuto la stessa pratica di Volkswagen, cioè abbia taroccato i software che rilevano le emissioni inquinanti dei motori, per produrre di nascosto modelli non in regola con gli standard Euro 6 contro le emissioni.


Volkswagen, il secondo dieselgate preoccupa l'Europa


Come se non bastasse, oggi nel settore automobilistico c'è stata anche una bufera su Fiat Chrysler Automobiles (Fca), il cui titolo cede nel tardo pomeriggio quasi l'8%. Per la società di Sergio Marchionne ci sono dati dati ben poco confortanti sulle immatricolazioni in Russia che, secondo la stampa locale, avrebbero avuto un calo di ben il 36%. La vicenda oggi sotto i riflettori è però soprattutto quella riportata in America dal sito di settore Automotives News, secondo cui Fca avrebbe indotto alcuni concessionari americani a dichiarare cifre false sulle proprie vendite alla fine di ogni mese, per poi correggerle nel mese successivo.

Lo scopo era ovviamente abbellire i dati sul fatturato, in modo da evidenziare il pieno raggiungimento degli obiettivi prefissati. Questo, almeno è ciò che sostiene Automotives News, facendo riferimento a presunte denunce da parte di due concessionari della zona di Chicago, che sosterrebbero persino di essere stati spinti da Fca a falsificare i dati in cambio di ricompense in denaro. Pur non entrando nei dettagli della vicenda, con un comunicato  Fiat Chrysler ha detto di ritenere la denuncia assolutamente “infondata" e di avere piena fiducia nell'integrità delle proprie politiche di vendita. Il tempo dirà chi ha ragione.

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