Remington: perché è in bancarotta il più vecchio produttore di armi Usa

Schiacciata da quasi un miliardo di dollari di debiti, continuerà però a produrre pistole e fucili durante la procedura fallimentare

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Una pistola Remington – Credits: EPA/ERIK S. LESSER/ANSA

Massimo Morici

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Oltre 200 anni di storia nella "patria" della legittima difesa e un presidente come Donald Trump, considerato amico dell'industria delle armi, non sono serviti alla Remington, tra i più vecchi produttori americani di pistole e fucili, per salvarsi dalla bancarotta. L'indebitamento è salito a quasi un miliardo di dollari, troppo per una società che nel 2017 ha venduto fucili e pistole per 600 milioni di dollari, decisamente in calo (-30 per cento) rispetto all'anno precedente.

Continuerà a produrre

La situazione, inoltre, si era fortemente aggravata negli ultimi mesi, a seguito delle cause legali legate alla strage della scuola Sandy Hook: la Remington produce il fucile Bushmaster AR-15, usato nella strage nella quale morirono sei anni fa 20 bambini e 6 insegnanti.

Remington porterà quindi i libri in tribunale, ma continuerà a produrre armi durante la procedura fallimentare: si è avvalsa del chapter 11, una procedura prevista dal codice fallimentare statunitense, che, analogamente al nostro concordato preventivo, permette di risolvere una crisi aziendale attraverso un piano di riorganizzazione.

L'annuncio a febbraio

Il 12 febbraio la Remington, controllata dal fondo di private equity Cerberus, aveva annunciato un piano per la ristrutturazione del debito e di aver raggiunto un accordo per la cessione del marchio ai creditori, tra cui il braccio di investimento JP Morgan e il fondo Franklin Templeton. L'annuncio, secondo fonti citate dal Wall Street Journal, era stato poi rimandato a causa della strage di Parkland (Florida).

Nel mezzo della bufera dopo la sparatoria

Nelle settimane successive l'azienda ha dovuto far fronte anche alla messa al bando di alcuni modelli di fucili d'assalto da parte di alcuni rivenditori, che avevano reagito all'ondata di indignazione dell'opinione pubblica, e innalzato l'età di acquisto a 21 anni.

La "maledizione" del presidente pro armi

Ma la vera ragione del crollo dell'azienda, è stata paradossalmente l'elezione di un presidente amico: per un caso almeno curioso, le vendite di pistole e fucili, infatti, subiscono un calo quando ci sono presidenti pro armi e un picco di acquisti, invece, quando salgono presidenti contrari - come Obama: in questo caso gli appassionati anticipano gli acquisti di armi temendo in futuro ulteriori pressioni e controlli sul settore.

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