Rcs, Telecom, Generali: con la crisi arrivano i tarli e il salotto buono s’incrina

Dalla Rcs alla Telecom, i grandi soci litigano sulle strategie. Mentre le Generali suonano la ritirata

Stefano Cingolani

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Nel salotto buono del capitalismo italiano c’è aria di ritirata. Complice la recessione economica e il micidiale cocktail di paralisi e anarchia politica, in via Solferino è scoppiata quella che potrebbe diventare l’ultima battaglia per il controllo del Corriere della sera. Gilberto Benetton, Carlo Pesenti, Paolo Merloni, Diego Della Valle, Giuseppe Rotelli, insomma i soci grandi firme, non credono al piano lacrime e sangue (800 dipendenti in meno su 5 mila totali) e non vogliono pagare per l’aumento di capitale (400 milioni di euro solo per la prima tranche). Lascia il consiglio di amministrazione Giuseppe Vita, presidente dell’Unicredit in doppio conflitto d’interessi, perché è al vertice della principale banca creditrice e rappresenta l’editore tedesco Axel Springer che non intende far venire strani pensieri: può darsi che possa investire in Rcs, ma non adesso. Aldo Bonomi, a capo della Banca popolare di Milano, si trova in una posizione altrettanto contraddittoria. Quanto a Giovanni Bazoli, presidente dell’Intesa Sanpaolo, nume tutelare del Corriere, ha sconfessato i tagli dell’amministratore delegato Pietro Scott Jovane, compresa la vendita della sede storica.

Restano soli, così, John Elkann (Fiat) e Alberto Nagel (Mediobanca): esattamente un anno fa avevano preso i pieni poteri, imponendo la loro governance. Adesso, o si dimette l’ex ragazzo d’oro della Microsoft o liberi tutti, dentro, fuori e senza il patto di sindacato.

Alla Mediobanca non ne va bene una. Il salvataggio del gruppo Ligresti è finito in tribunale. La Telecom Italia provoca perdite pesanti e anche nel gruppo guidato da Franco Bernabè gli equilibri azionari sono a rischio: la spagnola Telefónica è in crisi nera, i soci bancari soffrono, mentre Marco Fossati, l’ex patron della Star, prova a scuotere l’albero.

Nelle Assicurazioni Generali, Mario Greco prepara la ritirata da Telco (la holding finanziaria a capo della Telecom), Rcs, Pirelli, e dalla stessa Mediobanca. Insomma, addio al gioco di sponda inaugurato da Enrico Cuccia. Anche le Generali, tuttavia, non navigano più nell’oro e per liquidare l’oligarca ceco Petr Kellner ci vogliono molti quattrini. «L’Odissea Greco» ha titolato il Wall Street Journal commentando con ironia i non esaltanti risultati economici.

A ogni passaggio di stagione ha fatto da pendant un cambio al Corriere della sera e un rimescolamento della matassa imbrogliata della Mediobanca. Per mezzo secolo, politica e alta finanza si sono rimirate l’una nell’altra. Ma il grande specchio s’è rotto e i guai sono solo all’inizio.

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