Prestiti alle imprese, i piani di Saccomanni per farli ripartire

Il ministro dell'Economia vorrebbe che i fondi pensione, le compagnie assicurative e le fondazioni bancarie finanziassero di più le imprese. Ma non è detto che ci riesca

Il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni (credits: Luigi Mistrulli/Ansa)

Andrea Telara

-

Fondazioni bancarie, compagnie assicurative o fondi pensione. Sono i soggetti dell'industria finanziaria italiana che il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, vorrebbe coinvolgere in un futuro piano contro il credit crunch, cioè la restrizione del credito che rischia ancora di mettere in ginocchio molte imprese italiane, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni (le pmi).

CHI E' FABRIZIO SACCOMANNI

I dati sui prestiti richiesti ed erogati in tutta la Penisola, non lasciano spazio a dubbi: per le aziende del nostro paese, ottenere un una linea di credito in banca è ancora molto difficile e il problema si sta oggi addirittura aggravando rispetto ai mesi scorsi . Secondo i dati della società di ricerca Crif, a maggio le domande di finanziamento da parte delle imprese hanno subito un tonfo di ben il 7%, mettendo a segno il terzo calo mensile consecutivo e una flessione dell'1,1% dall'inizio dell'anno. Ancor prima delle statistiche ufficiali, però, a lanciare l'allarme contro il credit crunch sono stati i leader delle maggiori associazioni di categoria come Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria e Carlo Sangalli, numero uno di Confcommercio, che si sono fatti portavoce di tutte le aziende ormai a secco di liquidità.

I MUTUI,  I PRESTITI E I TASSI A ZERO

C'è dunque bisogno di fornire alle imprese una buona dose di risorse finanziarie aggiuntive che il sistema creditizio nazionale oggi non è in grado di dare. Da qui, è partita l'idea di Saccomanni di rivolgersi altrove e di attingere al tesoretto di soggetti qualificati, come appunto le fondazioni, le compagnie assicurative e i fondi pensione che, messi tutti assieme, hanno un patrimonio gigantesco, nell'ordine di 800 miliardi di euro circa. Per attuare questi progetti contro il credit crunch, pare che Saccomanni abbia convocato la prossima settimana anche un summit ultra-riservato, con alcuni esponenti dell'establishment finanziario italiano, dai vertici della Banca d'Italia a quelli della Cassa Depositi e Prestiti sino ai numeri uno dei maggiori gruppi creditizi e assicurativi italiani. Questo, almeno, è quello che emerge dalle indiscrezioni di stampa, che parlano del coinvolgimento di una trentina di personalità in tutto.

Se i piani di Saccomanni dovessero andare in porto e generare risultati concreti, per il nostro paese potrebbe aprirsi una fase di svolta. Il sistema finanziario italiano è infatti fortemente “banco-centrico”, cioè assai dipendente dai prestiti erogati dalle banche. Oltre il 70% dei debiti finanziari delle imprese, infatti, è riconducibile proprio agli istituti di credito, contro una media europea del 50% (dati di Bankitalia). Soltanto un modesto 30% dei finanziamenti è generato da altre fonti, come i trasferimenti pubblici o l'emissione di titoli. Il progetto allo studio consisterebbe nel creare dei fondi di credito che possano erogare direttamente delle linee di prestito alle aziende (soprattutto delle pmi) oppure sottoscrivere dei titoli rappresentativi del debito societario. Il sistema imprenditoriale farebbe così nuova scorta di liquidità dopo aver perso, negli ultimi 18 mesi, quasi 40 miliardi di finanziamenti.

LE INCOGNITE

Resta da chiedersi se questi progetti potranno essere attuati in tempi brevi. Tra i fondi pensione, (almeno tra quelli negoziali riservati ai lavoratori dipendenti e amministrati dalle organizzazioni sindacali) qualcosa si sta indubbiamente muovendo. Da tempo, infatti, la leader della Cgil, Susanna Camusso, parla di utilizzare una parte delle risorse in pancia alla previdenza integrativa per sostenere le aziende nazionali. Su questa proposta, Camusso ha incontrato l'appoggio di diverse organizzazioni dei lavoratori e anche della Fiom di Maurizio Landini, la federazione dei metalmeccanici iscritti alla Cgil, che spesso non si fa problemi ad assumere posizioni “controcorrente”.

E' meglio non illudersi, però, che la soluzione allo studio nel ministero dell'Economia possa rappresentare una sorta di panacea di tutti i mali. Non va dimenticato, infatti, che le banche oggi sono molto restie nel dare soldi in prestito anche e soprattutto per una ragione ben precisa: l'economia è in recessione, molte aziende sono in difficoltà e, tra il 2008 e il 2013, il valore dei prestiti in sofferenza è cresciuto come un fiume in piena, da circa 40 miliardi a oltre 120 miliardi, concentrati in buona parte proprio tra le piccole medie imprese. Non è detto, dunque, che le compagnie assicurative o i fondi pensionistici vogliano sostituirsi tanto facilmente al sistema creditizio tradizionale. Il compito di questi soggetti, è bene ricordarlo, è principalmente quello di gestire i risparmi di milioni di lavoratori e di investitori, tenendo sotto controllo il rischio. Il che non significa, com'è ovvio, prestare soldi a cuor leggero a chi non offre sufficienti garanzie di rimborso.

PAGAMENTI PA, BOCCATA D'OSSIGENO PER LE IMPRESE

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Le famiglie italiane indebitate per oltre 500 miliardi

È il risultato di un'indagine della Cgia di Mestre che rivela come il dato sia cresciuto del 36,5% in quattro anni

Commenti